Nel giorno della marmotta, in cui il dolce Punxsutawney Phil esce dalla sua tana e predice l’arrivo o meno della primavera (quest’anno pare che la marmotta abbia visto la propria ombra, perché c’era il sole, e quindi si sia rinfilato al calduccio nella sua casetta a Punxatawney, borgo di 6100 abitanti, 65 miglia a nordest di Pittsburgh, Pennsylvania, predicendo quindi altre 6 settimane d’inverno), io e Mrs Atwood abbiamo deciso di concederci un lady day: lasciando a casa Mr Atwood, siamo saltate in macchina. Lui è andato a sparare – ma ai bersagli, non alle bestie, e contrariamente ad ogni mia aspettativa è tornato a casa intatto…
la cui attrazione principale è la ridente cittadina di Lone Pine, in cui sono stati girati praticamente tutti i film western degli anni ’30 e ’40.
C’è un bellissimo museo del cinema,
dove sono esposti tantissimi cimeli d’epoca, come locandine originali di vecchi film con John Wayne (asciugati le lacrime, papà…), Steve McQueen, Gregory Peck, Henry Fonda, Gregory Peck, Tom Mix…

E anche scene de Il gladiatore sono state girate qui!
Ma anche oggetti di scena, come l’uniforme della cavalleria usata da John Wayne in Rio Lobo, oppure il suo fucile de La battaglia di Alamo e l’uniforme usta nel suo ultimo film, Il pistolero, o i cappelli di Henry Fonda e Gregory Peck…



Ma soprattutto, attenzione attenzione, uno dei più grandi capolavori degli anni ’80 (ok, è del 1990, ma il genere è quello), anzi, della Storia del Cinema, è stato girato sulle Alabama Hills: Tremors, con l’inarrivabile Kevin Bacon. Memorabile.
Insomma, tutta roba very bad ass.
C’è anche tutto un percorso che si può fare in macchina sulle Hills, per rivivere l’epoca western in un paesaggio molto far west:


Continuando sulla Highway 395, verso nord, si passa per Manzanar, posto molto tetro, con una brutta storia.
L’angolo della storia: Durante la Seconda Guerra Mondiale, subito dopo l’attacco di Pearl Harbor gli USA dichiararono guerra al Giappone, quindi anche alla Germania e all’Italia. Il primo provvedimento “per la sicurezza nazionale” che gli Americani presero, nella persona del Presidente Roosevelt, fu quello di rastrellare tutte le 120000 persone di origine giapponese che c’erano sulla costa ovest, cioè in California, e che lì vivevano dalla fine dell’800 (e molte di esse erano quindi nate in America, ed erano perciò americani a tutti gli effetti), e portarle in campi di raccolta sparsi per gli USA centrali, tra cui anche Manzanar. Il posto non era certo ospitale: chiuso tra il Mojave e la Death Valley, senza acqua e polveroso, gelido d’inverno e caldo come l’inferno d’estate. In più, i japs avevano dovuto abbandonare i loro averi, eccetto quello che potevano portare con sé a mano, i loro posti di lavoro e negozi, i loro animali, le loro vite, per andare a vivere in baracche, ammassati, recintati col filo spinato, controllati da guardie, costretti a dormire e fare la doccia in 25 persone in 3 metri quadrati. Campo di concentramento? Suvvia, non li facevano lavorare, e c’era anche la scuola per i bambini…
Li hanno tenuti lì fino al ’46, 3 anni e mezzo di segregazione, ed erano cittadini americani. Qualcuno veniva fatto uscire, se si offriva volontario per andare in Europa a combattere nella Seconda Guerra Mondiale. Molti andarono, e non avendo niente da perdere si meritarono medaglie al valore, postume, per atti eroici.
Nel 1988, quarant’anni dopo, Reagan riconobbe l’errore degli Stati Uniti, fornendo scuse ufficiali e 25000 dollari ad ognuna della 60000 persone ancora in vita.
Non solo gli europei fanno porcate.
Mrs Atwood era molto commossa: “Fa bene venire qui ogni tanto, per non dimenticare”
A Manzanar c’è un museo, per ricordare, con cimeli, filmati e fotografie.
Più oltre, la cittadina di Independence, dove alle solite 3 case si aggiunge il museo del far west: armi (Colt e Winchester), abiti, fossili, manufatti indiani e qualche foto e cimelio giapponese di Manzanar.

Independence è famosa perché qui arrestarono Charles Manson, per qualche reato che non c’entrava con i suoi mille omicidi, e quando lui si vantò con un compagno di cella delle sue imprese pare che la cittadinanza (che non aveva la più pallida idea di chi lui fosse) abbia commentato: “Babba bia” – testimonianza storica, davvero.
Sulla strada di casa, tappa al supermercato, e poi cena - come quasi sempre, ho cucinato io: gli Atwood sono più che convinti che il cibo italiano sia molto meglio di quello made in USA ;) E almeno io non rischio di diventare una botte, con tutte le porcherie che altrimenti dovrei cacciarmi giù per la gola.
Stasera, come al solito, dvd con Mr Atwood; stavolta mi è toccato The chronicles of Riddick, con Vin Diesel. Una boiata pazzesca. Ma si sa, neanche i migliori azzeccano tutti i film, e uno che fa roba di qualità come XXX può permettersi cadute di stile. O no?
PS: Non solo ho ordinato su Netflix tutta la terza serie di Lost, così almeno mi porto alla pari, ma la prima puntata della quarta è stata davvero devastante. Come dico sempre: Lost è bellissimo, non si capisce mai una mazza!
(Per chi non avesse mai sentito parlare del giorno della marmotta:
http://www.imdb.com/title/tt0107048/)
Abbiamo deciso di andare a vedere le Alabama Hills, che sono qui in California, ma devono il loro nome ai primi soldati che le hanno esplorate, arrivando da est N secoli fa, e che erano dell’Alabama.
Dopo un’oretta di deserto e colline vulcaniche (tutta la zona è il fondo di una caldera, ancora attiva nel sottosuolo, con bolle di magma in profondità)
Ci siamo fermate in uno dei posti caratteristici della zona, cioè un villaggio di 3 case, con il baracchino che vende Fresh Jerky
cioè striscioline di carne di manzo essiccate e speziate, che per dovere di cronaca ho voluto assaggiare, ma per fortuna ce le avevano standard, cioè né piccanti né col miele… E’ un cibo da indiani e cowboys, che non avevano altro metodo per conservare la carne durante l’estate.
Poco dopo, abbiamo raggiunto il lago ormai quasi prosciugato di Ohv, che un tempo ospitava i minatori della zona nelle loro ore di svago, ma ora è stata costruita una diga, a monte, per permettere di convogliare l’acqua nel mega acquedotto che, con tubi di circa 2 metri di diametro, la porta fino a Los Angeles, dopo oltre 200 miglia di strada.
Dopo un’altra mezzora, ecco il monte Whitney (il più alto degli Stati Uniti “contigui”, cioè esclusa l’Alaska, con i suoi 14505 piedi, 4421 metri) innevato e le Alabama Hills,
Abbiamo deciso di andare a vedere le Alabama Hills, che sono qui in California, ma devono il loro nome ai primi soldati che le hanno esplorate, arrivando da est N secoli fa, e che erano dell’Alabama.
Dopo un’oretta di deserto e colline vulcaniche (tutta la zona è il fondo di una caldera, ancora attiva nel sottosuolo, con bolle di magma in profondità)
Poco dopo, abbiamo raggiunto il lago ormai quasi prosciugato di Ohv, che un tempo ospitava i minatori della zona nelle loro ore di svago, ma ora è stata costruita una diga, a monte, per permettere di convogliare l’acqua nel mega acquedotto che, con tubi di circa 2 metri di diametro, la porta fino a Los Angeles, dopo oltre 200 miglia di strada.
C’è un bellissimo museo del cinema,
Ma anche oggetti di scena, come l’uniforme della cavalleria usata da John Wayne in Rio Lobo, oppure il suo fucile de La battaglia di Alamo e l’uniforme usta nel suo ultimo film, Il pistolero, o i cappelli di Henry Fonda e Gregory Peck…
Ma soprattutto, attenzione attenzione, uno dei più grandi capolavori degli anni ’80 (ok, è del 1990, ma il genere è quello), anzi, della Storia del Cinema, è stato girato sulle Alabama Hills: Tremors, con l’inarrivabile Kevin Bacon. Memorabile.
C’è anche tutto un percorso che si può fare in macchina sulle Hills, per rivivere l’epoca western in un paesaggio molto far west:
L’angolo della storia: Durante la Seconda Guerra Mondiale, subito dopo l’attacco di Pearl Harbor gli USA dichiararono guerra al Giappone, quindi anche alla Germania e all’Italia. Il primo provvedimento “per la sicurezza nazionale” che gli Americani presero, nella persona del Presidente Roosevelt, fu quello di rastrellare tutte le 120000 persone di origine giapponese che c’erano sulla costa ovest, cioè in California, e che lì vivevano dalla fine dell’800 (e molte di esse erano quindi nate in America, ed erano perciò americani a tutti gli effetti), e portarle in campi di raccolta sparsi per gli USA centrali, tra cui anche Manzanar. Il posto non era certo ospitale: chiuso tra il Mojave e la Death Valley, senza acqua e polveroso, gelido d’inverno e caldo come l’inferno d’estate. In più, i japs avevano dovuto abbandonare i loro averi, eccetto quello che potevano portare con sé a mano, i loro posti di lavoro e negozi, i loro animali, le loro vite, per andare a vivere in baracche, ammassati, recintati col filo spinato, controllati da guardie, costretti a dormire e fare la doccia in 25 persone in 3 metri quadrati. Campo di concentramento? Suvvia, non li facevano lavorare, e c’era anche la scuola per i bambini…
Li hanno tenuti lì fino al ’46, 3 anni e mezzo di segregazione, ed erano cittadini americani. Qualcuno veniva fatto uscire, se si offriva volontario per andare in Europa a combattere nella Seconda Guerra Mondiale. Molti andarono, e non avendo niente da perdere si meritarono medaglie al valore, postume, per atti eroici.
Nel 1988, quarant’anni dopo, Reagan riconobbe l’errore degli Stati Uniti, fornendo scuse ufficiali e 25000 dollari ad ognuna della 60000 persone ancora in vita.
Non solo gli europei fanno porcate.
Mrs Atwood era molto commossa: “Fa bene venire qui ogni tanto, per non dimenticare”
A Manzanar c’è un museo, per ricordare, con cimeli, filmati e fotografie.
Più oltre, la cittadina di Independence, dove alle solite 3 case si aggiunge il museo del far west: armi (Colt e Winchester), abiti, fossili, manufatti indiani e qualche foto e cimelio giapponese di Manzanar.
Sulla strada di casa, tappa al supermercato, e poi cena - come quasi sempre, ho cucinato io: gli Atwood sono più che convinti che il cibo italiano sia molto meglio di quello made in USA ;) E almeno io non rischio di diventare una botte, con tutte le porcherie che altrimenti dovrei cacciarmi giù per la gola.
Stasera, come al solito, dvd con Mr Atwood; stavolta mi è toccato The chronicles of Riddick, con Vin Diesel. Una boiata pazzesca. Ma si sa, neanche i migliori azzeccano tutti i film, e uno che fa roba di qualità come XXX può permettersi cadute di stile. O no?
PS: Non solo ho ordinato su Netflix tutta la terza serie di Lost, così almeno mi porto alla pari, ma la prima puntata della quarta è stata davvero devastante. Come dico sempre: Lost è bellissimo, non si capisce mai una mazza!
3 commenti:
...e chiaramente quindi la marmotta nn ha confezionato la cioccolata.. =P a parte gli scherzi, visto che qui si tira in ballo Pittsburgh, in verità le marmotte, per così dire di riferimento, sono due.. e actually una delle due ha visto l'ombra, l'altra no.. quindi aspettiamo e vediamo. Di fatto oggi nella noiosa Pitt faceva super caldo... MA: che Superbowl è stato??? WOW.. mi dispiace per i NE, ma gli spot erano divertentissimi.. guardateveli alla pagina myspace .. ne vale la pena..
ok.. bb notte gente
Hey Anna, non scrivo mai ma ho letto tutti i post con invidia...
E anche io seguo accanitamente LOST, ho visto tutta la terza ed ho visto anche il primo della quarta...sono già in astinenza!
Baci e continua così
Boia che porcata quella dei giappo! Cmq continuano a farlo, soltanto adesso fuori dal territorio americano....un lavoro "meno" sporco!
W le marmotte! d
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