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domenica 17 febbraio 2008

16 Febbraio 2008: Beverly Hills

Punto primo: sincerità. Via Montenapoleone è molto più grande e bella di Rodeo Drive, e il paragone risulta facile, visto che Rodeo Drive, meta prediletta dello shopping folle delle dive di Hollywood, è praticamente pieno di negozi di marchi italiani (i soliti Gucci, Versace, Cavalli…), con vetrine spettacolari, e qualche indigeno come Ralph Lauren e Guess.

Arrivare a Beverly Hills da Ridgecrest è abbastanza agevole: in meno di due ore di deserto


eravamo sul posto,

e Mrs. Atwood conosceva un parcheggio gratis, dove arrivi, i valletti ti aprono le portiere, ti parcheggiano la macchina, e te la cavi con 2 dollari di mancia. Mr. Atwood è rimasto a casa, credo a dormire…
I negozi sono sparsi per tutta Via Rodeo
(che è una vietta, con Chanel, Tiffany, qualche altro che non ricordo e Versace, che in vetrina ha una gigantografia cartonata di Patrick Dempsey, Il Dottore di Gray’s Anatomy, con abito scuro e mezzo sorriso d’ordinanza, che da sola vale le due ore di macchina…)
e la perpendicolare Rodeo Drive, che invece è un viale, molto largo ma lungo qualche isolato, non molto di più, con un sacco di altri brands – Vuitton, YSL, Bottega Veneta…


Siamo entrate praticamente in tutti i negozi, tanto per divertirci e guardare i vestiti, perché se devi spendere 1000 dollari per portarti via una borsa, o 5000 per un vestito di Ralph Lauren… beh, puoi fare poco altro oltre a guardare! ;)
Però siamo entrate anche nel negozio di Guess, che a sorpresa costa meno che in Italia (vabbè, non tanto a sorpresa), e quando ho visto quelle scarpe… mi chiamavano, mi dicevano “stavi cercando noi, vero?”… e quando le ho provate… non avrei dovuto provarle. Insomma, ho due nuove amiche:
A pranzo siamo andate da Delicatessen, in Beverly Drive, una traversa di Rodeo Drive, dove fanno panini con meno robe strane della media americana, quindi per loro è un posto quasi di lusso! Dopo pranzo abbiamo deciso di prendere una pausa dallo shopping e siamo andate a vedere un museo molto particolare: il sottosuolo di Los Angeles è pieno di gas naturale e catrame, che durante la preistoria doveva affiorare più o meno ovunque, perché tantissimi animali vi rimanevano invischiati, fino a sprofondare e morire soffocati. Tantissimi scheletri, quindi, sono stati ritrovati negli anni e messi in questo museo (Page Museum at the La Brea Tar Pits, http://www.tarpits.org/), pieno di mammuth,


avvoltoi
e tigri dai denti a sciabola, perfetto per i bambini che si stupiscono delle zanne dell’elefantone preistorico e dei denti della tigre.




Fuori dal museo c’è anche una pozza di autentico catrame, con qualche statua e un bell’olezzo di asfalto fresco che avvolge tutto.

Dopo la pausa culturale, di nuovo shopping, stavolta al Beverly Center, un centro commerciale a pochi isolati dal museo che ha credo 4-5 piani (ne abbiamo visti giusto un paio) e che fa davvero un baffo a tutti i più grandi centri commerciali italici, ospitando al suo interno anche firme come Gucci e Dior, che in Italia non andrebbero mai in un centro commerciale. Ma Beverly Hills è Beverly Hills!
Verso le 4 siamo ripartite, per fermarci al megamegamegasupermercato delle confezioni giganti (Coastco) a Lancaster, per fare un po’ di spesa, e poi siamo ripartite per Ridgecrest. Era ormai buio, guidavo io perché Alice era stanca, e la strada era veramente impressionante: non c’era niente di niente intorno, solo buio pesto perché non c’era mezza lampadina su tutto il percorso. Le strade della Croazia al confronto sono illuminate a giorno, e popolatissime, visto che non c’era un’anima, se non qualche camion in ritardo. Veramente impressionante: tra Lancaster e Ridgecrest, circa un’ora e un quarto i macchina, non c’è NIENTE, sembrava di essere in uno dei quei vecchi film noir, dove il protagonista gira in macchina al buio, da solo, incrociando una macchina ogni tanto…

La sera, dopo cena, sono andata a letto presto per sfuggire ai film patacca in dvd di Mr. Atwood, e mi sono vista Brokeback Mountain, che avevo comprato in dvd a San Francisco. E’ un film molto particolare: sapete tutti la storia (PAPA’ NON GUARDARLO MAI), ma è di una tristezza infinita, ‘sti due poveracci si amano ma non se lo dicono mai, uno per orgoglio e uno per paura che l’altro scappi. E nella scena finale Heath Ledger, ormai invecchiato, con le rughe e la pelle segnata dagli anni e dal sole del Wyoming, ricorda, rimpiange quella vita che non hanno mai avuto insieme e, inquadrato in primissimo piano, piange come piangono gli uomini, senza singhiozzi come noi donnicciole, solo lacrime, lente lungo la faccia.

:’(

Oggi nuova gita, in un posto COMPLETAMENTE diverso… Vi stupirò!

1 commento:

Unknown ha detto...

wow certo che stai facendo dei super week end!ah..complimenti per le tue nuove due amiche!ihihihi..