Ragazzi, l’ultimo giorno di gennaio è iniziato davvero nel migliore dei modi.
Mi sono alzata come al solito alle 5.30, e ancora praticamente addormentata sono andata in bagno. Ho aperto la porta e l’ho visto, bello sano e grassoccio: uno scarafaggio sul pavimento! Lungo circa un pollice, bello scuro e in salute.
Babba bia.
Con fare molto rassegnato, ho preso un po’ di carta, l’ho tirato su dal pavimento e l’ho buttato nel water, dove l’ho visto roteare nello scarico, dopo aver tirato l’acqua, agitando le zampine quasi tentasse di nuotare.
Molto commovente.
La solite 10 ore di lavoro sono passate lentamente come al solito, cercando di sopravvivere alla mole di esperimenti da fare e al sonno incombente. Ma la superchicca viene stasera: 8pm-11pm inizia la nuova serie di Lost, la quarta. Non vedo l’ora! Vi racconterò le prime impressioni, ma senza dettagli di trama, non voglio rovinare niente a nessuno, ok?
Are you watching me?
giovedì 31 gennaio 2008
mercoledì 30 gennaio 2008
30 Gennaio 2008: Cultura popolare
Black People: Nonostante siano Americani da generazioni, gli afroamericani parlano davvero in modo molto diverso dai bianchi, anche se magari lavorano e vivono in un ambiente di soli bianchi. Tom mi ha spiegato che è perché tendono a isolarsi e a mantenere la loro cultura, a parlare e tramandare il loro dialetto, la loro musica... In effetti anche gli ispanici che ho incrociato all’aeroporto di Los Angeles parlavano in modo un po’ diverso, si sentiva l’accento latino, forse perché a casa, in famiglia, parlano in spagnolo o messicano, a seconda della zona di provenienza. Anche gli indiani parlano a modo loro: in lab c’è una signora indiana che, anche se vive qui da 25 anni, parla un inglese davvero pessimo, sembra arrivata ieri da Bombay…
Alla fine é così anche in Italia, gli immigrati vivono in comunità isolate, vedi Chinatown a Milano, continuando a parlare la loro lingua, anche se magari parlano bene anche in Italiano. Tra un po’ anche da noi sarà come in USA: tutte le razze si integreranno, tutti faranno lavori normali come ora fanno quasi solo i bianchi, non saranno più quasi solo poveracci o delinquenti, ci sarà sempre magari un po’ di diffidenza verso gli Altri, ma credo che ci abitueremo. Già ora a Milano quasi tutte le nascite sono di extracomunitari...
Non ne posso più: L’arrivo nelle vicinanze dell’asciugatore più asciugatore del lab ha dato origine ad una discussione sui modi di dire: Non ne posso più. Il più colorito è qualcosa di simile a “Dammi una pistola che mi sparo”, seguito da “Tieni il martello e colpiscimi forte, qui in mezzo alla fronte” e qui di martelli ce ne sono, quindi “Dammi un sedativo così collasso (e non ci pensiamo più)”. Anche Jagruti (la signora indiana) è davvero devastante: oggi mi ha parlato per un’ora dei cavoli suoi, non mi mollava più, mentre io cercavo di lavorare con Tom, che chiaramente se la rideva
Jokes: Attenzione alla superchicca! Questa potete riciclarla, ve lo concedo. Se siete maschi (noi ragazze siamo troppo fini per fare una cosa così rozza...) e volete fare uno scherzuccio innocente al vostro amico, chiedetegli cogliendolo un po’ alla sprovvista qual è la capitale della Thailandia. Quindi colpitelo con forza... alle parti basse... gridando “Bang-cock!!”, essendo Bankok la capitale della Thailandia. Devo spiegarvi cosa vuol dire cock in inglese?! :D
Blonde jokes: Qui in USA ce l’hanno con le bionde ancora più di quanto ce l’abbiamo noi in Italia (ESCLUSE LE AMICHE, SIA CHIARO), e hanno tutta una serie di battutacce veramente devastanti, di cui vi riporto la top10 delle migliori, ma solo per dovere di cronaca:
10 – Se una bionda e una mora cadono da un grattacielo, quale arriva a terra per prima?
La mora, perché la bionda deve fermarsi per chiedere indicazioni.
9 – La cameriera chiede alla bionda se vuole la pizza tagliata in sei pezzi o in dodici.
“Sei, grazie” risponde la bionda, “Non ce la farei mai a mangiarne dodici”
8 – Una bionda cammina per strada con un bel maialetto sotto braccio. Qualcuno le chiede:
“Dove hai preso quella roba?”
Il maiale risponde:
“L’ho vinta alla lotteria!”
7 – Un tizio va nel locale cucina dell’ufficio, una mattina, e trova una sconosciuta bionda che dipinge la parete. Lei ha addosso una giacca di jeans e una pelliccia. Pensando che l’abbigliamento fosse un po’ strano, il tizio le chiede come mai l’avesse scelto, invece di mettersi una vecchia tuta.
Lei gli mostra le istruzioni sul barattolo di pittura:
“Per risultati migliori, mettere due strati”
(in inglese strati e cappotti si dice coats, rende meglio)
6 – Due bionde in un parcheggio tentano di aprire la serratura della loro auto con un appendiabiti (ok, non so perché proprio con un appendiabiti).
Bionda numero 1:
“Non ci riesco proprio!”
Bionda numero 2:
“Muoviti che sta iniziando a piovere e la capote è abbassata!”
5 – Una bionda chiede a qualcuno l’ora, e le rispondono che sono le 4.45. La bionda, con fare stupito, risponde:
“Che roba strana, è tutto il giorno che faccio la stessa domanda, ma ogni volta la risposta è diversa!”
4 – Una bionda, in macchina, ascolta seccata alla radio una serie di battutacce sulle bionde. Ad un tratto vede un’altra bionda in una barca in mezzo ad un campo, inchioda la macchina, salta giù e le urla:
“Oca d’una bionda! E’ per colpa di quelle come te che tutte le bionde passano per stupide! Se sapessi nuotare verrei lì e te ne direi quattro!”
3 – Una bionda e una rossa si fanno un drink dopo il lavoro, e al bar guardano il tg delle 6. In un servizio, un uomo sta per buttarsi dal ponte di Brooklyn e la bionda scommette 50 dollari con la rossa che non si butterà.
L’uomo si butta, e la bionda da 50 dollari alla rossa, che però le dice:
“Cara, non posso accettare, siamo amiche”
Ma la bionda insiste:
“Una scommessa è una scommessa.”
Al che la rossa:
“Senti, devo dirti la verità: avevo già visto il tizio che si buttava giù, al tg delle 5. Non posso prendere i tuoi soldi!”
E la bionda risponde:
“L’avevo visto anche io, ma non pensavo che si sarebbe buttato ancora…”
2 – Una bionda, stufa di farsi prendere in giro, decide di farsi mora.
Una volta tinta, si fa un giro in macchina per la campagna.
Ad un tratto, vede un pastore con un bel gregge di pecore e pensa:
“Oh! Queste pecore sono proprio adorabili!”
Scende dalla macchina e dice al pastore:
“Se indovino il numero esatto delle tue pecore, me ne regali una?”
Il pastore, un po’ giocatore d’azzardo anche lui, le dice che può tentare.
La bionda guarda il gregge e dice: “157”
Il pastore stupitissimo – era giusto! Allora la bionda-tinta-bruna prende una pecora e torna alla macchina. Il pastore la segue e le dice:
“Se indovino il vero colore dei tuoi capelli, mi ridai il mio cane?”
1 – Posto d’onore per la battutaccia fotografica migliore:
“Perché le bionde non possono riparare le auto?”
Alla fine é così anche in Italia, gli immigrati vivono in comunità isolate, vedi Chinatown a Milano, continuando a parlare la loro lingua, anche se magari parlano bene anche in Italiano. Tra un po’ anche da noi sarà come in USA: tutte le razze si integreranno, tutti faranno lavori normali come ora fanno quasi solo i bianchi, non saranno più quasi solo poveracci o delinquenti, ci sarà sempre magari un po’ di diffidenza verso gli Altri, ma credo che ci abitueremo. Già ora a Milano quasi tutte le nascite sono di extracomunitari...
Non ne posso più: L’arrivo nelle vicinanze dell’asciugatore più asciugatore del lab ha dato origine ad una discussione sui modi di dire: Non ne posso più. Il più colorito è qualcosa di simile a “Dammi una pistola che mi sparo”, seguito da “Tieni il martello e colpiscimi forte, qui in mezzo alla fronte” e qui di martelli ce ne sono, quindi “Dammi un sedativo così collasso (e non ci pensiamo più)”. Anche Jagruti (la signora indiana) è davvero devastante: oggi mi ha parlato per un’ora dei cavoli suoi, non mi mollava più, mentre io cercavo di lavorare con Tom, che chiaramente se la rideva
Jokes: Attenzione alla superchicca! Questa potete riciclarla, ve lo concedo. Se siete maschi (noi ragazze siamo troppo fini per fare una cosa così rozza...) e volete fare uno scherzuccio innocente al vostro amico, chiedetegli cogliendolo un po’ alla sprovvista qual è la capitale della Thailandia. Quindi colpitelo con forza... alle parti basse... gridando “Bang-cock!!”, essendo Bankok la capitale della Thailandia. Devo spiegarvi cosa vuol dire cock in inglese?! :D
Blonde jokes: Qui in USA ce l’hanno con le bionde ancora più di quanto ce l’abbiamo noi in Italia (ESCLUSE LE AMICHE, SIA CHIARO), e hanno tutta una serie di battutacce veramente devastanti, di cui vi riporto la top10 delle migliori, ma solo per dovere di cronaca:
10 – Se una bionda e una mora cadono da un grattacielo, quale arriva a terra per prima?
La mora, perché la bionda deve fermarsi per chiedere indicazioni.
9 – La cameriera chiede alla bionda se vuole la pizza tagliata in sei pezzi o in dodici.
“Sei, grazie” risponde la bionda, “Non ce la farei mai a mangiarne dodici”
8 – Una bionda cammina per strada con un bel maialetto sotto braccio. Qualcuno le chiede:
“Dove hai preso quella roba?”
Il maiale risponde:
“L’ho vinta alla lotteria!”
7 – Un tizio va nel locale cucina dell’ufficio, una mattina, e trova una sconosciuta bionda che dipinge la parete. Lei ha addosso una giacca di jeans e una pelliccia. Pensando che l’abbigliamento fosse un po’ strano, il tizio le chiede come mai l’avesse scelto, invece di mettersi una vecchia tuta.
Lei gli mostra le istruzioni sul barattolo di pittura:
“Per risultati migliori, mettere due strati”
(in inglese strati e cappotti si dice coats, rende meglio)
6 – Due bionde in un parcheggio tentano di aprire la serratura della loro auto con un appendiabiti (ok, non so perché proprio con un appendiabiti).
Bionda numero 1:
“Non ci riesco proprio!”
Bionda numero 2:
“Muoviti che sta iniziando a piovere e la capote è abbassata!”
5 – Una bionda chiede a qualcuno l’ora, e le rispondono che sono le 4.45. La bionda, con fare stupito, risponde:
“Che roba strana, è tutto il giorno che faccio la stessa domanda, ma ogni volta la risposta è diversa!”
4 – Una bionda, in macchina, ascolta seccata alla radio una serie di battutacce sulle bionde. Ad un tratto vede un’altra bionda in una barca in mezzo ad un campo, inchioda la macchina, salta giù e le urla:
“Oca d’una bionda! E’ per colpa di quelle come te che tutte le bionde passano per stupide! Se sapessi nuotare verrei lì e te ne direi quattro!”
3 – Una bionda e una rossa si fanno un drink dopo il lavoro, e al bar guardano il tg delle 6. In un servizio, un uomo sta per buttarsi dal ponte di Brooklyn e la bionda scommette 50 dollari con la rossa che non si butterà.
L’uomo si butta, e la bionda da 50 dollari alla rossa, che però le dice:
“Cara, non posso accettare, siamo amiche”
Ma la bionda insiste:
“Una scommessa è una scommessa.”
Al che la rossa:
“Senti, devo dirti la verità: avevo già visto il tizio che si buttava giù, al tg delle 5. Non posso prendere i tuoi soldi!”
E la bionda risponde:
“L’avevo visto anche io, ma non pensavo che si sarebbe buttato ancora…”
2 – Una bionda, stufa di farsi prendere in giro, decide di farsi mora.
Una volta tinta, si fa un giro in macchina per la campagna.
Ad un tratto, vede un pastore con un bel gregge di pecore e pensa:
“Oh! Queste pecore sono proprio adorabili!”
Scende dalla macchina e dice al pastore:
“Se indovino il numero esatto delle tue pecore, me ne regali una?”
Il pastore, un po’ giocatore d’azzardo anche lui, le dice che può tentare.
La bionda guarda il gregge e dice: “157”
Il pastore stupitissimo – era giusto! Allora la bionda-tinta-bruna prende una pecora e torna alla macchina. Il pastore la segue e le dice:
“Se indovino il vero colore dei tuoi capelli, mi ridai il mio cane?”
1 – Posto d’onore per la battutaccia fotografica migliore:
“Perché le bionde non possono riparare le auto?”

I prezzi del cinema: Questa non l’ho proprio capita, visto che tutto costa meno qui, grazie all’Euro forte, ma il cinema è davvero carissimo; qui a Ridgecrest costa 9-10 USD per gli spettacoli della sera (al pomeriggio costa un po’ meno, forse 6-7), mentre in città un po’ più grosse nei dintorni costa anche 15. Bah
I pranzi al lavoro: Neanche questa la capisco. Gli americani qui sembrano sempre tutti amici, tutti allegri e compagnoni; sul badge hanno scritto in grande il diminutivo del nome (Pat, Ken, Mel...), e spesso usano il diminutivo anche per le cose ufficiali, non so neanche se sia legale questo... E poi ognuno a pranzo per conto suo, ognuno da solo nel suo cubicolo, che tristezza! Come direbbe il Dano: amici amici, e poi ti ruba la bici...
Rapporti tra colleghi: Attenzione alla molestia sessuale! Pensate, qui tutti devono seguire un corso di preparazione per evitare il Sexual Harassment, cioè la molestia sessuale, dove spiegano che non si possono fare proposte oscene ai colleghi, né si possono toccare in luoghi non opportuni, né fare apprezzamenti volgari… Dico: ma un po’ di buonsenso non ce l’hanno ‘sti americani? Le mamme non insegnano a comportarsi bene? Ma, come dice Tom, “una mela marcia può rovinare tutto il raccolto”. Babba bia! Certe cose sono assurde: non si possono fare complimenti sull’aspetto fisico, perché magari una terza persona sente e la interpreta come molestia e ti denuncia e tu finisci in galera (GALERA!); non si possono fare battute (e qui tutto l’SPLab sarebbe dietro le sbarre…) né doppi sensi; non ci si può praticamente neanche sfiorare, neanche la pacca sulla spalla, perché la terza persona di prima potrebbe sempre denunciarti – ma nessuno si fa gli affari suoi? Tutto perché negli uffici governativi, comprese le basi militari, vige un certo ben definito codice di comportamento; tutti devono seguire delle lezioni, e alla fine c’è anche un test. A me non l’hanno fatto fare, forse perché rimango poco, o forse perché sanno che noi italiani siamo un caso disperato in fatto di educazione… ;P
Spendiamo i nostri soldi: Qui le cose si fanno strane. Tutti hanno soldi per fare viaggi assurdi, infatti gli Atwood sono stati, negli ultimi anni, in Messico, Cile, Perù, Hawaii, Mali, Polinesia francese, Bahamas, Caraibi… Però non hanno i soldi per pagare la signora delle pulizie, che quindi viene solo una volta ogni due settimane. Ed è una delle case più pulite! In laboratorio svuotano i cestini una volta alla settimana, e passano il battitappeto sulla moquette (che c’è praticamente ovunque) una volta ogni due settimane. In casa Atwood nessuno stira, perché tanto tutti si mettono solo jeans e t-shirts, che quindi non richiedono grande cura. La lavatrice non lava, il lavaggio dei delicati dura 5 minuti netti, e come potete immaginare non lava niente. La lavastoviglie lascia i piatti unti, le presine per le pentole sono zozze, così come il tappeto della cucina; molte cose sono vecchissime e scassate, sia gli utensili della cucina, che il ferro da stiro, la lavatrice e la lavastoviglie. Il 70% delle antine della cucina non si chiude più, la porta del mio bagno… beh, ogni volta che mi faccio la doccia e mi chiudo a chiave prego sempre Manitù che mi faccia poi uscire. Tutto è pieno di peli di gatto, perché nessuno pulisce mai; vanno in garage e in giardino a piedi nudi, con solo le calze, e chiaramente portano dentro tutte le schifezze che gli rimangono attaccate sotto ai piedi; la polvere davvero non conosce limiti né confini. Ma poi hanno macchine megagalattiche e quasi tutte nuove fiammanti (gira la voce che una volta la signora indiana abbia forato una gomma, e il giorno dopo sia arrivata al lavoro con una macchina nuova di zecca…), fanno questi viaggi assurdi, comprano souvenir costosissimi.
Non li capirò mai…
Labels:
Cultura Americana
domenica 27 gennaio 2008
25-27 Gennaio 2008: Los Angeles!
Che weekend! Venerdi sono andata agli Universal Pictures Studios, sabato in giro per LA e oggi pomeriggio siamo tornati a casa, ma andiamo con ordine.
Come al solito, venerdi mattina sveglia più o meno all’alba, per cercare di partire presto e arrivare a Los Angeles (ci vogliono circa due ore e mezza di macchina) verso le 10, quando aprono gli Studios. Il tempo non è granchè, le previsioni danno pioggia, ma speriamo che le cose migliorino. Non facciamo neanche in tempo a metterci in macchina, che inizia a NEVICARE. DAVVERO!
La nuvoletta Fantozzi-Conti è riuscita a far nevicare nel deserto, da non credere. Inutile dire che gli Atwood erano contentissimi che nevicasse, vista la siccità che di solito affligge la loro ridente località. Di buono c’era anche che Mr. Atwood era tutto contento per la neve, e non si è addormentato mentre guidava :P
Arrivati agli Studios, inizia la mia sequenza infinita di wow questo e wow quello, neanche avessi 5 anni… Purtroppo però piove, e piove tanto, tantissimo, ininterrottamente, ma almeno non c’è molta gente, che dopotutto non è un male.
Subito fuori dall’ingresso c’è tutta una serie di negozi e locali stranissimi, con insegne devastanti:


Gli Studios sono mooolto grandi e, non sapendo bene come orientarci, decidiamo di inziare con il giro dei set veri e propri, che si svolge su un simpatico pulmino aperto ai lati (vi ricordo che piove), e che attraversa tutti i set, naturalmente deserti, di molti film famosi della Universal.
Dopo essere passati per una specie di esposizione di macchine famose di film altrettanto famosi
arriviamo al primo set, che in realtà è un’attrazione ispirata a Fast and Furious:
Quindi transitiamo allegramente per un parco ispirato a Jurassic Park, dove allegre bestiole meccaniche ci spruzzano d’acqua (invece che di veleno, per fortuna… ma tanto piove), poi veniamo travolti da un’alluvione simulata in un villaggio messicano, passiamo per deserti viali polverosi del far west,
in un set al chiuso veniamo attaccati nientepopodimenoche da King Kong
e infine sopravviviamo a stento ad un terremoto nella metropolitana e all’attacco dello squalo.


Per rilassarci attraversiamo Wisteria Lane, dove in effetti le cose non è che vadano meglio, tra omicidi, pazzi pedofili, dentisti assassini e maniaci variamente assortiti.


Finalmente un po’ di brava gente: un bel Motel, con una tranquilla casetta spettrale sulla collina, non sentite una fanciulla che urla nella doccia?
Menomale che il giro finisce, così si tira un sospiro di sollievo…
Ma subito si corre verso nuove mirabolanti avventure:
TERMINATOR 2:
In un teatro al chiuso (all’asciutto!) una simpatica donzella ci spiega le mirabolanti doti di Skynet, la nuova rete robotizzata che controllerà tutto il mondo e l’universo conosciuti, aiutata da dei bei robottoni, i Terminator. Ma all’improvviso Sarah Connor e il figliuolo John irrompono per combattere contro i robottoni cattivi, aiutati dal Terminator Arnold il Buono (ma si può che ora governa la California?!?) e ci salvano tutti da un futuro terribile di sterminio da parte delle macchine fuori controllo. Fiuu, menomale che ci sono loro…
(E non dite che non sono un po’ bad ass anche io…)
LA MUMMIA:
Wow, un bel rollercoaster sotterraneo, con mummie che compaiono a tradimento, urla tenebrose e spezzoni del film :)
JURASSIC PARK:
Oh, bellissimo: un giro sul fiume, con dinosauri cordialissimi e rapide e tutto quanto. Peccato che PIOVESSE FORTISSIMO, e che quindi io sia scesa dalla barca completamente fradicia, completamente, dopo aver passato tutta la corsa a smadonnare (in italiano, tanto nessuno mi capiva… :P) contro l’acqua.
SPECIAL EFFECTS:
Assomigliava all’attrazione che c’è al parco della Warner accanto a Gardaland (ti ricordi tata Ale? :D), dove ti spiegano come fanno alcuni effetti speciali, sonori e visivi. E i due “presentatori” erano davvero very funny.
BACKDRAFT:
Prendendo spunto da un film sui pompieri, che non so come si chiamasse in italiano, in un set interno ci hanno sottoposti a tutto questo:
SHREK:

Ci siamo arrivati dopo strani incontri

e metamorfosi,
ma è stato davvero divertente: cinema in 4D, cioè con le poltrone che si muovevano e spruzzi d’acqua ogni tanto – e perché no?
THE BLUES BROTHERS:
Quattro cantanti per qualche canzone ispirata al film
THE HOUSE OF HORRORS:
Anche questa simile a quella del parco vicino a Gardaland, ma noi ingegneri coraggiosi non abbiamo mica paura! Ehm…
Finito il giro del parco, data un’occhiata ai negozi, siamo ripartiti per LA: già da lontano i grattacieli di downtown sono meravigliosi, e le prime luci della sera li illuminano di colori.
La prima ottima sorpresa è l’albergo: in centro a LA, un albergo SPETTACOLARE, dove arrivi con la macchina, dai le chiavi all’omino che ti scarica i bagagli, li mette sul carrello come quello dei film e ti parcheggia la macchina. Wow. E la stanza: BABBA BIA! Gigante, pulitissima, bagno faraonico, accappatoio, mega tv, vista sui grattacieli…
http://www.omnihotels.com/FindAHotel/LosAngelesCaliforniaPlaza.aspx
Ma presto presto bisogna uscire per andare a cena: gli Atwood hanno deciso di andare a mangiare il sushi (GRAZIE SIGNORE!) nel ristorante di un albergo vicino
http://www.millenniumhotels.com/millenniumlosangeles/index.html
meraviglioso, sushi strabuono, doppio wow.
Finita la cena, decidono di andare a bere qualcosa in un locale fichissimo all’ultimo piano di un altro grattacielo
http://www.starwoodhotels.com/westin/property/overview/index.html?propertyID=1004&localeoverwrite
dalla forma stranissima: è formato da cinque cilindri, quattro intorno a quello centrale, più alto. Il pavimento dell’ultimo piano è diviso in due corone circolari: quella più interna ruota (!!!!!!!!!!!!!!!!!!), in modo che la parte centrale dell’edificio e la parte più esterna stanno ferme e tu, che sei seduto nella parte intermedia che ruota, vedi tutti grattacieli intorno all’albergo, vedi tutto il panorama intorno. In circa un’ora (giro completo) puoi farti impressionare da tutti i dintorni:


Wow.
In albergo a dormire! Nel letto più comodo dell’universo, BABBA BIA!
Sabato, sveglia umana (alle 8) per andare a vedere Hollywood. E c’è il sole!
Devo dire la verità: l’Hollywood Boulevard fa schifo: tutto è abbandonato, decadente, pieno di gente strana e negozi strani. Un peccato davvero, lo dicono anche gli americani come gli Atwood, che lo frequentano più spesso. Le uniche cose interessanti: la collina di Hollywood,
il Kodak Theatre dove danno gli Oscar,
le impronte dei divi davanti al Teatro Cinese,





le stelle sul marciapiede,




e Zorro!
Un breve giro sul Sunset Boulevard
e poi si torna verso downtown,
per dare un’occhiata al Disney Hall, un teatro dell’opera,
al Duomo di Los Angeles (che ha i bagni, i cartelli luminosi con la scritta EXIT, l’orchestra…)
e infine alla parte antica della città, dove tra una festa Maya
e un’esibizione improvvisata di fanciulle messicane
attraversiamo un mercatino caratteristico, dove su una bancarella vengo fulminata da un ricordo prepotente della Bella Italia, una cosa che mai ci si aspetterebbe di trovare dall’altra parte del globo:
(Sì, è Topo Gigio. Asciugatevi le lacrime, dai)
Ormai è tardo pomeriggio, quindi si torna a casa a prepararsi per la serata: cena al ristorante della Disney Hall e poi Musical all’Ahmanson Theatre.
La cena… mhm… non ho la minima idea di cosa ho mangiato, ma era commestibile, uno strano pesce bianco con una panatura verde, e poi un sorbetto un po’ acido.
I problemi sono arrivati col musical: era Il Colore Viola, avete presente il film di Spielberg, una storia di neri all’inizio del Novecento? Ecco, la compagnia teatrale era tutta formata da black people, bravissimi ma col brutto difetto di parlare inglese da black people (sai di cosa parlo Gio…), cioè in slang e con accenti strani. Morale: NON HO CAPITO UNA MAZZA! Ma gli Atwood mi hanno detto che anche loro facevano fatica a seguire, quindi mi sono sentita un po’ meno idiota… :)
Infine, domenica, oggi: siamo tornati verso casa, fermandoci in un supermercato davvero devastante, vicino a Lancaster. Questo posto è DAVVERO grande, ma davvero davvero. E vende tutto in confezioni megagalattiche, che costano pochissimo. Esempio: mi sono comprata due memory card per la macchina fotografica (la confezione era da due), da 2Gb, al prezzo di 34,99 USD, che in Euro fanno circa 24. Quanto costano in Italia?! E c’era un televisore piatto giganterrimo, che costava 1200 USD, in Italia quelli così grossi costano credo 3000 Euro o giù di lì… W l’America ;)
Intanto, sono arrivati a casa un po’ di film che io e Mr. Atwood avevamo ordinato. Mi spiego: c’è un sito
http://www.netflix.com/
da cui si possono ordinare dei dvd (te li spediscono a casa, li guardi, li rispedisci a loro), con tempi di attesa che dipendono dalle liste di attesa della tua zona, pagando un canone mensile di abbonamento. E ci sono un sacco di titoli, dai classici a quelli appena usciti :) quindi credo che mi aspetteranno delle serate di cinema, evvai!
Parlando di cinema, e mi scuserete se sbrodolo un po', almeno una parola per Heath Ledger, che era uno dei miei attori giovani preferiti, insieme a Christian Bale, Jake Gillenhal e Ryan Philippe. Credo che The Dark Knight avrà un sapore un po' diverso da quello che avrei pensato, ma dal trailer si coglie un po' della sua grande bravura. Enjoy.
http://www.youtube.com/watch?v=czs1NRIZphM&feature=related
Come al solito, venerdi mattina sveglia più o meno all’alba, per cercare di partire presto e arrivare a Los Angeles (ci vogliono circa due ore e mezza di macchina) verso le 10, quando aprono gli Studios. Il tempo non è granchè, le previsioni danno pioggia, ma speriamo che le cose migliorino. Non facciamo neanche in tempo a metterci in macchina, che inizia a NEVICARE. DAVVERO!
Arrivati agli Studios, inizia la mia sequenza infinita di wow questo e wow quello, neanche avessi 5 anni… Purtroppo però piove, e piove tanto, tantissimo, ininterrottamente, ma almeno non c’è molta gente, che dopotutto non è un male.
Subito fuori dall’ingresso c’è tutta una serie di negozi e locali stranissimi, con insegne devastanti:
Dopo essere passati per una specie di esposizione di macchine famose di film altrettanto famosi
e infine sopravviviamo a stento ad un terremoto nella metropolitana e all’attacco dello squalo.
Per rilassarci attraversiamo Wisteria Lane, dove in effetti le cose non è che vadano meglio, tra omicidi, pazzi pedofili, dentisti assassini e maniaci variamente assortiti.
Ma subito si corre verso nuove mirabolanti avventure:
TERMINATOR 2:
In un teatro al chiuso (all’asciutto!) una simpatica donzella ci spiega le mirabolanti doti di Skynet, la nuova rete robotizzata che controllerà tutto il mondo e l’universo conosciuti, aiutata da dei bei robottoni, i Terminator. Ma all’improvviso Sarah Connor e il figliuolo John irrompono per combattere contro i robottoni cattivi, aiutati dal Terminator Arnold il Buono (ma si può che ora governa la California?!?) e ci salvano tutti da un futuro terribile di sterminio da parte delle macchine fuori controllo. Fiuu, menomale che ci sono loro…
LA MUMMIA:
Wow, un bel rollercoaster sotterraneo, con mummie che compaiono a tradimento, urla tenebrose e spezzoni del film :)
SPECIAL EFFECTS:
Assomigliava all’attrazione che c’è al parco della Warner accanto a Gardaland (ti ricordi tata Ale? :D), dove ti spiegano come fanno alcuni effetti speciali, sonori e visivi. E i due “presentatori” erano davvero very funny.
BACKDRAFT:
Prendendo spunto da un film sui pompieri, che non so come si chiamasse in italiano, in un set interno ci hanno sottoposti a tutto questo:
SHREK:
THE BLUES BROTHERS:
Quattro cantanti per qualche canzone ispirata al film
THE HOUSE OF HORRORS:
Anche questa simile a quella del parco vicino a Gardaland, ma noi ingegneri coraggiosi non abbiamo mica paura! Ehm…
Finito il giro del parco, data un’occhiata ai negozi, siamo ripartiti per LA: già da lontano i grattacieli di downtown sono meravigliosi, e le prime luci della sera li illuminano di colori.
La prima ottima sorpresa è l’albergo: in centro a LA, un albergo SPETTACOLARE, dove arrivi con la macchina, dai le chiavi all’omino che ti scarica i bagagli, li mette sul carrello come quello dei film e ti parcheggia la macchina. Wow. E la stanza: BABBA BIA! Gigante, pulitissima, bagno faraonico, accappatoio, mega tv, vista sui grattacieli…
http://www.omnihotels.com/FindAHotel/LosAngelesCaliforniaPlaza.aspx
http://www.millenniumhotels.com/millenniumlosangeles/index.html
Finita la cena, decidono di andare a bere qualcosa in un locale fichissimo all’ultimo piano di un altro grattacielo
http://www.starwoodhotels.com/westin/property/overview/index.html?propertyID=1004&localeoverwrite
dalla forma stranissima: è formato da cinque cilindri, quattro intorno a quello centrale, più alto. Il pavimento dell’ultimo piano è diviso in due corone circolari: quella più interna ruota (!!!!!!!!!!!!!!!!!!), in modo che la parte centrale dell’edificio e la parte più esterna stanno ferme e tu, che sei seduto nella parte intermedia che ruota, vedi tutti grattacieli intorno all’albergo, vedi tutto il panorama intorno. In circa un’ora (giro completo) puoi farti impressionare da tutti i dintorni:
In albergo a dormire! Nel letto più comodo dell’universo, BABBA BIA!
Sabato, sveglia umana (alle 8) per andare a vedere Hollywood. E c’è il sole!
Devo dire la verità: l’Hollywood Boulevard fa schifo: tutto è abbandonato, decadente, pieno di gente strana e negozi strani. Un peccato davvero, lo dicono anche gli americani come gli Atwood, che lo frequentano più spesso. Le uniche cose interessanti: la collina di Hollywood,
e un’esibizione improvvisata di fanciulle messicane
attraversiamo un mercatino caratteristico, dove su una bancarella vengo fulminata da un ricordo prepotente della Bella Italia, una cosa che mai ci si aspetterebbe di trovare dall’altra parte del globo:
Ormai è tardo pomeriggio, quindi si torna a casa a prepararsi per la serata: cena al ristorante della Disney Hall e poi Musical all’Ahmanson Theatre.
La cena… mhm… non ho la minima idea di cosa ho mangiato, ma era commestibile, uno strano pesce bianco con una panatura verde, e poi un sorbetto un po’ acido.
I problemi sono arrivati col musical: era Il Colore Viola, avete presente il film di Spielberg, una storia di neri all’inizio del Novecento? Ecco, la compagnia teatrale era tutta formata da black people, bravissimi ma col brutto difetto di parlare inglese da black people (sai di cosa parlo Gio…), cioè in slang e con accenti strani. Morale: NON HO CAPITO UNA MAZZA! Ma gli Atwood mi hanno detto che anche loro facevano fatica a seguire, quindi mi sono sentita un po’ meno idiota… :)
Infine, domenica, oggi: siamo tornati verso casa, fermandoci in un supermercato davvero devastante, vicino a Lancaster. Questo posto è DAVVERO grande, ma davvero davvero. E vende tutto in confezioni megagalattiche, che costano pochissimo. Esempio: mi sono comprata due memory card per la macchina fotografica (la confezione era da due), da 2Gb, al prezzo di 34,99 USD, che in Euro fanno circa 24. Quanto costano in Italia?! E c’era un televisore piatto giganterrimo, che costava 1200 USD, in Italia quelli così grossi costano credo 3000 Euro o giù di lì… W l’America ;)
Intanto, sono arrivati a casa un po’ di film che io e Mr. Atwood avevamo ordinato. Mi spiego: c’è un sito
http://www.netflix.com/
da cui si possono ordinare dei dvd (te li spediscono a casa, li guardi, li rispedisci a loro), con tempi di attesa che dipendono dalle liste di attesa della tua zona, pagando un canone mensile di abbonamento. E ci sono un sacco di titoli, dai classici a quelli appena usciti :) quindi credo che mi aspetteranno delle serate di cinema, evvai!
Parlando di cinema, e mi scuserete se sbrodolo un po', almeno una parola per Heath Ledger, che era uno dei miei attori giovani preferiti, insieme a Christian Bale, Jake Gillenhal e Ryan Philippe. Credo che The Dark Knight avrà un sapore un po' diverso da quello che avrei pensato, ma dal trailer si coglie un po' della sua grande bravura. Enjoy.
http://www.youtube.com/watch?v=czs1NRIZphM&feature=related
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Cinema
giovedì 24 gennaio 2008
24 Gennaio 2008: Italia-US 2-0
Di nuovo al lavoro, ma solo per due giorni, visto che domani vado via ancora per un altro cool weekend con gli Atwood – quindi vi aggiornerò lunedì sulle mie vicissitudini.
Ieri ho fatto la spesa con Mrs. Atwood, comprando quello che volevo – più o meno… - cioè verdura, frutta, funghi… Ieri sera ho cucinato io: carne al forno con patate (non dolci! Quelle normali), e funghi, quelli fatti trifolati come li fa la mamma, ed erano buoni (quasi) come i suoi!
Ieri sera ho anche fatto il bucato: una schifezza. La lavatrice di casa è uno scassone, il lavaggio dei delicati dura 5 minuti e non lava niente, ho dovuto rilavare quasi tutto a mano. Vabbè.
Oggi ho anche stirato: ragazzi, l’Anna in versione massaia è qualcosa di devastante… Ma ho stirato tutto dignitosamente, senza rovinare nulla e senza scottarmi, che sono le due cose più importanti ;) Senza contare che anche il ferro da stiro, come d’altronde tutto quanto in casa, è uno scassone.
Mrs. Atwood aveva anche comprato dei gamberi, dicendo “Io li faccio col burro e con le spezie…”, al che avevo risposto “Se vuole li facciamo con gli spaghetti, come li fa la mia mamma che sono tanto tanto bbbbuoni”, e lei ha risposto ok, EVVAI! Quindi mi sono data completamente alla cucina, dopo la stiratura: spaghetti con gamberi e pomodorini (buoni! Brava Anna, pat pat sulla spalla), anche gli Atwoods li hanno graditi. E visto che Mrs. Atwood aveva delle cose da fare, stasera non abbiamo cenato alle 6.30 come al solito, ma ben alle 8, cioè come le persone civili in Italia! Che bello…
Oggi era l’ultimo giorno di lavoro di Steve alla base, perché ha un anno in meno di noi e deve tornare a scuola per fare l’ultimo semestre e laurearsi alla fine della primavera. Sono tutti convinti che poi verrà assunto alla base stabilmente, anche perché suo padre ci lavora (ma in un altro lab) e pare che sia anche uno di quelli bravi. Anche Steve è abbastanza smart, anche se – definizione sua…. – è un “certified qualified original American bad ass”, che in italiano non volgare (mamma e papà leggono il blog, quindi bisogna mantenere un certo livello culturale :P) si potrebbe definire come uno scavezzacollo un po’ fuori di testa: va a caccia di anatre col padre, a fare pesca d’altura (ha una cicatrice sul gomito di quando, non molto tempo fa, gli ci si è conficcato un amo da pesca d’altura, cioè uno di quelli GROSSI; e ha una foto sul cellulare della macchia che si era formata sul pavimento e una parete della barca per tutto il sangue che gli è uscito, ed era davvero DAVVERO tanto), fa sky diving, una roba del genere. Insomma è un po’ matto.
E continuo a capire più o meno la metà delle cose che dice, perché ha quel cavolo di accento di Sacramento, dove va alla University of California, che in realtà è a Chino, non lontano da Sacramento, che tra l’altro è la capitale della California, dove perciò vive Mr. Arnoldo Neronegro, il loro esimio Governatore, di cui i Californiani si burlano bonariamente.
Oggi siamo andati a pranzo in paese in 5-6 della base, per salutarlo, e non so chi ha scelto un ristorante messicano.
Oh andiamo, era un pidocchiosissimo fast food.
Comunque, mentre eravamo in macchina, qualcuno ha detto che si sarebbe andati lì, e mi ha chiesto “Ti piace il cibo messicano, vero?” e io ho candidamente risposto “No”. E un altro (che è cresciuto in New Mexico dove, a detta della signora Atwood, mettono un pezzo di peperoncino in ogni boccone di cibo) mi ha chiesto incredulo come facesse a non piacermi, e si è mostrato ancora più incredulo alla mia ancora più candida risposta “Perché è troppo piccante”.
Mi è tornata in mente con nostalgia una certa pizza alla diavola a Vela Luka… ah, che bei ricordi…
Comunque, ho preso della carne che non doveva essere piccante, ma naturalmente ci avevano spalmato su un po’ di una salsa non meglio identificata, che per fortuna sono riuscita a togliere in qualche modo, per non morire di piccantite fulminante. Vabbè dai, sono sopravvissuta.
A lunedì gente! Avrò un sacco di cose da raccontarvi ;)
Ieri ho fatto la spesa con Mrs. Atwood, comprando quello che volevo – più o meno… - cioè verdura, frutta, funghi… Ieri sera ho cucinato io: carne al forno con patate (non dolci! Quelle normali), e funghi, quelli fatti trifolati come li fa la mamma, ed erano buoni (quasi) come i suoi!
Ieri sera ho anche fatto il bucato: una schifezza. La lavatrice di casa è uno scassone, il lavaggio dei delicati dura 5 minuti e non lava niente, ho dovuto rilavare quasi tutto a mano. Vabbè.
Oggi ho anche stirato: ragazzi, l’Anna in versione massaia è qualcosa di devastante… Ma ho stirato tutto dignitosamente, senza rovinare nulla e senza scottarmi, che sono le due cose più importanti ;) Senza contare che anche il ferro da stiro, come d’altronde tutto quanto in casa, è uno scassone.
Mrs. Atwood aveva anche comprato dei gamberi, dicendo “Io li faccio col burro e con le spezie…”, al che avevo risposto “Se vuole li facciamo con gli spaghetti, come li fa la mia mamma che sono tanto tanto bbbbuoni”, e lei ha risposto ok, EVVAI! Quindi mi sono data completamente alla cucina, dopo la stiratura: spaghetti con gamberi e pomodorini (buoni! Brava Anna, pat pat sulla spalla), anche gli Atwoods li hanno graditi. E visto che Mrs. Atwood aveva delle cose da fare, stasera non abbiamo cenato alle 6.30 come al solito, ma ben alle 8, cioè come le persone civili in Italia! Che bello…
Oggi era l’ultimo giorno di lavoro di Steve alla base, perché ha un anno in meno di noi e deve tornare a scuola per fare l’ultimo semestre e laurearsi alla fine della primavera. Sono tutti convinti che poi verrà assunto alla base stabilmente, anche perché suo padre ci lavora (ma in un altro lab) e pare che sia anche uno di quelli bravi. Anche Steve è abbastanza smart, anche se – definizione sua…. – è un “certified qualified original American bad ass”, che in italiano non volgare (mamma e papà leggono il blog, quindi bisogna mantenere un certo livello culturale :P) si potrebbe definire come uno scavezzacollo un po’ fuori di testa: va a caccia di anatre col padre, a fare pesca d’altura (ha una cicatrice sul gomito di quando, non molto tempo fa, gli ci si è conficcato un amo da pesca d’altura, cioè uno di quelli GROSSI; e ha una foto sul cellulare della macchia che si era formata sul pavimento e una parete della barca per tutto il sangue che gli è uscito, ed era davvero DAVVERO tanto), fa sky diving, una roba del genere. Insomma è un po’ matto.
E continuo a capire più o meno la metà delle cose che dice, perché ha quel cavolo di accento di Sacramento, dove va alla University of California, che in realtà è a Chino, non lontano da Sacramento, che tra l’altro è la capitale della California, dove perciò vive Mr. Arnoldo Neronegro, il loro esimio Governatore, di cui i Californiani si burlano bonariamente.
Oggi siamo andati a pranzo in paese in 5-6 della base, per salutarlo, e non so chi ha scelto un ristorante messicano.
Oh andiamo, era un pidocchiosissimo fast food.
Comunque, mentre eravamo in macchina, qualcuno ha detto che si sarebbe andati lì, e mi ha chiesto “Ti piace il cibo messicano, vero?” e io ho candidamente risposto “No”. E un altro (che è cresciuto in New Mexico dove, a detta della signora Atwood, mettono un pezzo di peperoncino in ogni boccone di cibo) mi ha chiesto incredulo come facesse a non piacermi, e si è mostrato ancora più incredulo alla mia ancora più candida risposta “Perché è troppo piccante”.
Mi è tornata in mente con nostalgia una certa pizza alla diavola a Vela Luka… ah, che bei ricordi…
Comunque, ho preso della carne che non doveva essere piccante, ma naturalmente ci avevano spalmato su un po’ di una salsa non meglio identificata, che per fortuna sono riuscita a togliere in qualche modo, per non morire di piccantite fulminante. Vabbè dai, sono sopravvissuta.
A lunedì gente! Avrò un sacco di cose da raccontarvi ;)
martedì 22 gennaio 2008
19-22 Gennaio 2008: Grand Canyon!
Senza parole! Davvero un’esperienza meravigliosa, un weekend lungo fantastico, sole e cieli meravigliosi, senza cellulare nè computer, tanto tempo per pensare ;) ma andiamo con ordine.
Partenza sabato mattina prestissimo, ovviamente, e mi è anche toccato guidare per quasi tutto il viaggio (460 miglia = 750 km) perché Mr. Atwood… ehm… devo dirlo? In macchina ha un’autonomia di un quarto d’ora: dopo 15 minuti che sta guidando inizia ad abbioccarsi, gli si chiudono gli occhi e gli ciondola la testa. Mrs. Atwood lo sa, e non lo fa guidare per più di 15 minuti. Quindi mi sono pippata 4-5 ore di macchina, ma bellissimo: l’autostrada nel deserto, il sole e il cielo sereno… Certo, il cambio automatico rende tutto più noioso e fa venire crampi incredibili alla gamba sinistra, che non si sa dove mettere, visto che non serve (anche se qualche volta gli americani frenano col piede sinistro, se pensano che non li stai guardando… babba bia…).
L’autostrada che abbiamo fatto attualmente sostituisce, almeno in alcuni pezzi, la Route 66; si vede bene anche in Cars: paesini vengono tagliati fuori dall’autostrada, e diventano semiabbandonati. Comunque, abbiamo anche fatto qualche pezzo della strada storica, quando siamo usciti dall’autostrada per andare verso il Grand Canyon.
Siamo arrivati lì nel pomeriggio,
luce bellissima, paesaggio incredibile: hanno costruito tutti dei percorsi sul bordo del canyon, e quindi puoi passeggiare, fare foto, fermarti, guardare… cosa che noi abbiamo fatto su tutto il lato sud del Rim, durante i tre giorni in cui siamo rimasti.
Ci sono anche dei percorsi che costeggiano la scarpata della montagna, e arrivano fin giù al fiume Colorado (anche a dorso di mulo!) , ma sono aperti solo d’estate: c’era neve e ghiaccio (la cima del canyon è a 7100 piedi, circa 2400 m), faceva fredderrimo, alla sera anche -12, appena calava il sole.
Il canyon è gigantesco, io mi immaginavo giusto una crepa nel terreno, col Colorado in fondo, invece è enorme! Larghissimo, lunghissimo, incredibile, davvero, vi metto tante foto (per guadagnarmi la crèpe, vero Ali?!) perché non so descriverlo a parole. Guardi giù e il cuore ti perde un battito, ti senti piccolo piccolo.







Racconti locali 1: Il Maggiore Powell
Il maggiore Powell fu il primo bianco a risalire il Colorado, lungo il Grand Canyon, a bordo di una pagaia indiana, a remi. A rendere più difficile l’impresa, il fatto che il povero soldato era un veterano della guerra civile americana, e aveva un braccio solo. Pensate a pagaiare con un braccio solo! Infatti gli hanno eretto un memoriale...
Racconti locali 2: Il fotografo Kolb
Sulla cima del Grand Canyon, c’è ancora lo studio del fotografo Kolb, dove ora si tengono mostre: con una saggia idea di business, lui faceva le foto a quelli che iniziavano la discesa del canyon, così per quando tornavano su (di solito il giorno dopo, almeno) la foto era bella pronta, stampata, incorniciata, e i tizi gli davano un sacco di soldi.
Una volta, una coppia di amici di Kolb era in viaggio di nozze naturalistico sul Grand Canyon, ma il matrimonio è naufragato fin dall’inizio: pare infatti che una notte i due si fossero fermati da Kolb a fargli un salutino per la notte. Qualche giorno dopo, la barca su cui viaggiavano i due, discendendo il Colorado per la loro luna di miele, venne trovata arenata, ribaltata, senza nessuna traccia dei due. Subito, tutti pensarono ad una disgrazia: un incidente tra le rapide, la giovane coppia morta prematuramente.
Peccato che, molti anni dopo, quando anche Kolb morì, trovarono nel suo armadio lo scheletro dell’amico: forse lui e la donna avevano ammazzato il marito per permettere a lei di scappare e vivere contenta e single? Girl power!
Abbiamo fatto un giro nell’unico villaggio che è stato costruito all’interno del parco Nazionale del Grand Canyon, formato da qualche albergo (tra cui anche quello dove abbiamo dormito) con negozi tipici e caffetterie, e la casa degli indiani Hopi,
Fauna locale 2: I cervi
Tornando a casa la sera, abbiamo visto dei cervi per strada, a un metro di distanza: bellissimi!




La sera, per festeggiare il 32 anniversario dell’arrivo degli Atwood a Ridgcrest (entrambi sono di Salt Lake City, e sono venuti qui quando Mr. Atwood ha trovato lavoro alla base di China Lake), siamo andati a cena al ristorante “in” del Grand Canyon, l’El Tovar,
fondato da Mr. Fred Harvey nel 1905. La carne d’agnello era buona (gli americani ci sanno fare), ma se volete un consiglio state lontani dai dolci…
L’angolo della storia: The Fed Harvey Company
Mr. Harvey fu il primo a sfruttare economicamente il Grand Canyon, costruendo l’hotel El Tovar, la ferrovia, i negozi, il servizio di autobus che girano per il parco…
Lunedi: vento gelido, cielo limpidissimo, siamo andati verso la zona est del Canyon, fino alla torre da cui si domina tutta la parte principale del Canyon; abbiamo visto le rovine della città dei Navasu, poi siamo andati al canyon che è formato dal Piccolo Colorado, dove vivono tribù di Navajo e altri indiani.
Al pomeriggio, alle 5.30 pm appuntamento con uno dei ranger del parco per un’escursione serale a vedere la luna piena (Oh!, Omeri...) sul Grand Canyon: che meraviglia! Mengtre camminavamo al gelo, il ranger ci diceva “siete forti, ce la farete a sopportare!” e ci raccontava storie di indiani, di come per loro il sole e la luna siano due guerrieri che, con vicende diverse a seconda della tribù indiano da cui ti fai raccontare la storia, hanno sacrificato la loro vita per donare la luce alle loro tribù. Wow

Oggi, altre mille ore di macchina, e finalmente a casa. Chiaramente Mr Atwood ha dormito in macchina, per tutto il tempo :P
Fauna locale 3: L’aquila calva americana
Uscendo dal Grand Canyon abbiamo visto, sul bordo della strada, una bella carcassa di cervo, con cui banchettavano una decina di corvacci, un’aquila calva americana (quella con la testolina bianca) e una dorata. E’ stranissimo vederle insieme, che giornata fortunata!
Fauna locale 4: Animaletti da compagnia
Approfittando della vista delle aquile, Mrs. Atwood mi ha accennato a qualcuno dei rappresentanti più caratteristici della fauna locale, sia del Canyon che del deserto del Mojave, dove guarda caso vivono gli Atwood, e io dovrò sopravvivere fino ad aprile. A parte Coyote, puma e linci, non possiamo non citare:
SERPENTI A SONAGLI
TARANTOLE
VEDOVE NERE
E’ stato bello conoscervi, amici…
(Sì J, è una Mustang...)
Partenza sabato mattina prestissimo, ovviamente, e mi è anche toccato guidare per quasi tutto il viaggio (460 miglia = 750 km) perché Mr. Atwood… ehm… devo dirlo? In macchina ha un’autonomia di un quarto d’ora: dopo 15 minuti che sta guidando inizia ad abbioccarsi, gli si chiudono gli occhi e gli ciondola la testa. Mrs. Atwood lo sa, e non lo fa guidare per più di 15 minuti. Quindi mi sono pippata 4-5 ore di macchina, ma bellissimo: l’autostrada nel deserto, il sole e il cielo sereno… Certo, il cambio automatico rende tutto più noioso e fa venire crampi incredibili alla gamba sinistra, che non si sa dove mettere, visto che non serve (anche se qualche volta gli americani frenano col piede sinistro, se pensano che non li stai guardando… babba bia…).
Ci sono anche dei percorsi che costeggiano la scarpata della montagna, e arrivano fin giù al fiume Colorado (anche a dorso di mulo!) , ma sono aperti solo d’estate: c’era neve e ghiaccio (la cima del canyon è a 7100 piedi, circa 2400 m), faceva fredderrimo, alla sera anche -12, appena calava il sole.
Il canyon è gigantesco, io mi immaginavo giusto una crepa nel terreno, col Colorado in fondo, invece è enorme! Larghissimo, lunghissimo, incredibile, davvero, vi metto tante foto (per guadagnarmi la crèpe, vero Ali?!) perché non so descriverlo a parole. Guardi giù e il cuore ti perde un battito, ti senti piccolo piccolo.
Il maggiore Powell fu il primo bianco a risalire il Colorado, lungo il Grand Canyon, a bordo di una pagaia indiana, a remi. A rendere più difficile l’impresa, il fatto che il povero soldato era un veterano della guerra civile americana, e aveva un braccio solo. Pensate a pagaiare con un braccio solo! Infatti gli hanno eretto un memoriale...
Racconti locali 2: Il fotografo Kolb
Sulla cima del Grand Canyon, c’è ancora lo studio del fotografo Kolb, dove ora si tengono mostre: con una saggia idea di business, lui faceva le foto a quelli che iniziavano la discesa del canyon, così per quando tornavano su (di solito il giorno dopo, almeno) la foto era bella pronta, stampata, incorniciata, e i tizi gli davano un sacco di soldi.
Una volta, una coppia di amici di Kolb era in viaggio di nozze naturalistico sul Grand Canyon, ma il matrimonio è naufragato fin dall’inizio: pare infatti che una notte i due si fossero fermati da Kolb a fargli un salutino per la notte. Qualche giorno dopo, la barca su cui viaggiavano i due, discendendo il Colorado per la loro luna di miele, venne trovata arenata, ribaltata, senza nessuna traccia dei due. Subito, tutti pensarono ad una disgrazia: un incidente tra le rapide, la giovane coppia morta prematuramente.
Peccato che, molti anni dopo, quando anche Kolb morì, trovarono nel suo armadio lo scheletro dell’amico: forse lui e la donna avevano ammazzato il marito per permettere a lei di scappare e vivere contenta e single? Girl power!
Abbiamo fatto un giro nell’unico villaggio che è stato costruito all’interno del parco Nazionale del Grand Canyon, formato da qualche albergo (tra cui anche quello dove abbiamo dormito) con negozi tipici e caffetterie, e la casa degli indiani Hopi,
una tribù tipica del Grand Canyon, che espone manufatti artigianali (gioielli, abiti e tappeti) COSTOSISSIMI in quella che era una loro vera casa.
La sera, cena alla “Excellent Cafeteria” del nostro albergo, che naturalmente aveva roba tipica: maccheroni al formaggio (serviti sopra ad un toast, non sono neanche riuscita a guardarli), hamburger di tre piani, carne condita con salse tipo fluorescenti… Ho preso l’insalata :P che almeno era commestibile. Poi in camera, a guardare la tv americana, in cui, su molti canali, ripetono lo stesso film due volte, credo per fare in modo che tutti in US possano guardarlo, visto che tra le due coste ci sono 3 ore di differenza.
La mattina sveglia presto, ovviamente, un’occhiata alla tv (fanno Besides School, ve lo ricordate?!? E altri telefilm che non fanno più neanche da noi, tanto sono vecchi…) e siamo andati sul versante ovest del South Rim, verso l’Eremith’s Rest (c’è una casetta dove viveva un eremita), e l’abbiamo percorso tutto quanto, ovviamente.
La sera, cena alla “Excellent Cafeteria” del nostro albergo, che naturalmente aveva roba tipica: maccheroni al formaggio (serviti sopra ad un toast, non sono neanche riuscita a guardarli), hamburger di tre piani, carne condita con salse tipo fluorescenti… Ho preso l’insalata :P che almeno era commestibile. Poi in camera, a guardare la tv americana, in cui, su molti canali, ripetono lo stesso film due volte, credo per fare in modo che tutti in US possano guardarlo, visto che tra le due coste ci sono 3 ore di differenza.
La mattina sveglia presto, ovviamente, un’occhiata alla tv (fanno Besides School, ve lo ricordate?!? E altri telefilm che non fanno più neanche da noi, tanto sono vecchi…) e siamo andati sul versante ovest del South Rim, verso l’Eremith’s Rest (c’è una casetta dove viveva un eremita), e l’abbiamo percorso tutto quanto, ovviamente.
Fauna locale 1: I corvi
Il corvo americano (raven) è grosso circa il doppio di quello europeo (crow), gira liberamente per il Grand Canyon, si avvicina agli umani, da cui spera di ricevere qualcosa da mangiare, e fa dei versi assolutamente agghiaccianti.
Il corvo americano (raven) è grosso circa il doppio di quello europeo (crow), gira liberamente per il Grand Canyon, si avvicina agli umani, da cui spera di ricevere qualcosa da mangiare, e fa dei versi assolutamente agghiaccianti.
Tornando a casa la sera, abbiamo visto dei cervi per strada, a un metro di distanza: bellissimi!
L’angolo della storia: The Fed Harvey Company
Mr. Harvey fu il primo a sfruttare economicamente il Grand Canyon, costruendo l’hotel El Tovar, la ferrovia, i negozi, il servizio di autobus che girano per il parco…
Lunedi: vento gelido, cielo limpidissimo, siamo andati verso la zona est del Canyon, fino alla torre da cui si domina tutta la parte principale del Canyon; abbiamo visto le rovine della città dei Navasu, poi siamo andati al canyon che è formato dal Piccolo Colorado, dove vivono tribù di Navajo e altri indiani.
Durante il giorno, gli Atwood mi hanno parlato delle loro radici: Mr Atwood ha origini irlandesi, ma una sua bisnonna è indiana; la più interessante è Mrs Atwood: non solo una sua bisnonna era una Stuart (la famiglia regale inglese), ma suo bisnonno era un fuorilegge, della banda di Butch Cassidy, è stato beccato ed è morto in prigione... Che storia!
Al pomeriggio, alle 5.30 pm appuntamento con uno dei ranger del parco per un’escursione serale a vedere la luna piena (Oh!, Omeri...) sul Grand Canyon: che meraviglia! Mengtre camminavamo al gelo, il ranger ci diceva “siete forti, ce la farete a sopportare!” e ci raccontava storie di indiani, di come per loro il sole e la luna siano due guerrieri che, con vicende diverse a seconda della tribù indiano da cui ti fai raccontare la storia, hanno sacrificato la loro vita per donare la luce alle loro tribù. Wow
Fauna locale 3: L’aquila calva americana
Uscendo dal Grand Canyon abbiamo visto, sul bordo della strada, una bella carcassa di cervo, con cui banchettavano una decina di corvacci, un’aquila calva americana (quella con la testolina bianca) e una dorata. E’ stranissimo vederle insieme, che giornata fortunata!
Fauna locale 4: Animaletti da compagnia
Approfittando della vista delle aquile, Mrs. Atwood mi ha accennato a qualcuno dei rappresentanti più caratteristici della fauna locale, sia del Canyon che del deserto del Mojave, dove guarda caso vivono gli Atwood, e io dovrò sopravvivere fino ad aprile. A parte Coyote, puma e linci, non possiamo non citare:
SERPENTI A SONAGLI
TARANTOLE
VEDOVE NERE
E’ stato bello conoscervi, amici…
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