Ok, la sveglia alle 5.30 per calmare le ansie di mammina non è stata sicuramente il modo migliore per iniziare la giornata… Comunque siamo arrivati a Malpensa in largo anticipo, ma almeno loro erano tranquilli. E non hanno neanche pianto quando ho fatto ciao ciao da dietro la barriera dei controlli della sicurezza; ma forse la diga si è aperta quando mi sono girata… :P
Il primo volo è stato breve: Lufthansa Mi-Francoforte, ma le hostess crucche sono… ehm… così diverse dalle nostre, che sono giovani, magre e carine… certo, lo spuntino era proprio buono: una specie di barretta di cereali e mele. Non provatela.
L’aeroporto di Francoforte è davvero fichissimo, ci sono anche delle poltrone col poggiapiedi dove la gente si svacca e pisola.
L’aereo era un bestione, un 777 con due motori ENORMI, peccato solo che la classe economica sia una vera schifezza: a parte il rumore dei motori, che è devastante, lo spazio di circa due centimetri per le ginocchia una volta seduti, lo schienale del sedile davanti che quasi mi arrivava in faccia, il tizio dietro di me che era altissimo, e le sue ginocchia arrivavano a metà del mio sedile (avevo un posto corridoio), il tizio accanto a me oltre il corridoio che continuava a muoversi alzarsi sedersi venendomi addosso il maggior numero di volte possibile, a parte questo il viaggio è andato benissimo. Naturalmente non ho chiuso occhio, ma d’altronde non ho bisogno di dormire, no? E in più ho anche guardato due film, una puntata di Annah Montana, due dei Simpson, una di Dottor House, tenuto d’occhio la mappa del percorso (mar Baltico, Islanda, Groenladia, west USA, Los Angeles), ascoltato un po’ di musica. E naturalmente compilato il foglietto verde: appartieni ad organizzazioni terroristiche? Organizzerai attentati? Hai malattie mentali o contagiose? AH AH AH
Arrivata a LA, mi ha accolto il tramonto più rosso che abbia mai visto, colori bellissimi tra le nuvole, sul mare, una meraviglia. I miei occhi erano altrettanto rossi, dopo 12 ore di volo :(
Una volta sbarcata, il controllo del passaporto, tanto temuto, si è rivelato abbastanza fuffa: non mi hanno chiesto il motivo del mio viaggio, né quanto mi fermassi, né se per caso avessi la brutta cattiva intenzione di lavorare. Quindi ho recuperato la mia valigia (C’ERA!! So che è merito tuo Dano, che mi hai pensata un sacco per farmi trovare la valigia una volta arrivata :)), me la sono trascinata per non so quanto, sono arrivata alla zona dove dovevo lasciarla, per farla imbarcare su quello che sarebbe stato il mio ultimo volo – non era finita infatti! Dal Gate 4, dove ero, dovevo andare al 7: mi hanno detto “Prendi il pullman, cara” Ok.

Ci ho messo un po’ per capire dove prenderlo, perché appena usciti in strada c’erano mille pensiline, tutte con scritto “Servizi di cortesia per alberghi”… E gli sfigati dove vanno?? :P Ho camminato un po’, e sono arrivata ad una fermata, da cui stava partendo un bus, e mi sono detta: Tanto non sarà quello. …mhm… Subito dopo ce n’era un altro e gli ho chiesto se andasse al Building 7 “No, dovevi prendere quello che è appena partito” Ovvio. Dopo qualche minuto passa un altro bus, stessa domanda, risposta simile “Devi prendere l’A, questo è il C”, da un autista nero IDENTICO all’autista del pullman di Speed, di mezza età, capello lungo… Devo avergli fatto pena, perché mi ha detto di salire lo stesso :)
Al Gate nuovo controllo per la sicurezza: via tutto, scarpe comprese: si vede che temono che qualcuno ci infili coltelli, alla 007. Bah. Arrivata al mio imbarco – 2 ore prima… - ho guardato i negozi e fatto il mio primo acquisto in dollari: Starbucks! Una cioccolata piccola: 3 dollari per mezzo litro di roba, non l’ho neanche finita ma era buona ;)
Finalmente sull’ultimo volo! Una figata: un aeroplanino, un Embraer 120, 30 posti, A ELICA. Siamo passati sopra LA illuminata (erano le 9 di sera ormai), bellissima: squadrata, luccicosissima, tutte strade ordinate, e soprattutto giganterrima, riempiva tutto il finestrino! That’s America baby :D
Dopo un’oretta atterro a Inyokern, posto sperdutissimo nel deserto del Mojave, aria fresca, la mia ospite e il marito che vengono a prendermi – facce amiche! Con un bel pickup gigantesco…
In 10 minuti arriviamo a casa, la prima impressione è buona: tipica casa americana, un piano, tante stanze grandi, garage, giardino davanti con alberi, giardino dietro con barbecue, c’è anche il gatto.
Le magagne iniziano subito: c’è anche un pappagallo che ogni tanto lancia degli urli veramente devastanti, se riesco ne registro uno e ve lo faccio sentire, è una cosa intollerabile; e poi ho un mio bagno, ma la porta non si chiude, la maniglia è tutta svitata; in casa ci sono credo 100 gradi, aria secca, si soffoca! Argh La mia camera è la più calda ovviamente, ma ho un frigo con l’acqua.
La mia ospite, la signora Alice Atwood, una che conosce De Luca e che era stata a Milano una settimana a luglio, mi dice subito che le dispiace tanto ma la mattina dopo dovrò alzarmi presto perché viene la donna delle pulizie, e allora già che ci siamo andiamo subito alla base per vedere se è pronto il pass e per farmi conoscere i suoi colleghi. Quindi va puntata la sveglia. ALLE SEI E MEZZA. Dice che le spiace, perché sarò stanchissima, ma purtroppo è così. Vabbè.
Vado a letto devastatissima, ma almeno il letto è grande e comodo.

Morale: la mia giornata è durata 33 ORE. Chissà cosa darebbe la Michelle per averne di giornate così lunghe!! :P
Il primo volo è stato breve: Lufthansa Mi-Francoforte, ma le hostess crucche sono… ehm… così diverse dalle nostre, che sono giovani, magre e carine… certo, lo spuntino era proprio buono: una specie di barretta di cereali e mele. Non provatela.
L’aeroporto di Francoforte è davvero fichissimo, ci sono anche delle poltrone col poggiapiedi dove la gente si svacca e pisola.
L’aereo era un bestione, un 777 con due motori ENORMI, peccato solo che la classe economica sia una vera schifezza: a parte il rumore dei motori, che è devastante, lo spazio di circa due centimetri per le ginocchia una volta seduti, lo schienale del sedile davanti che quasi mi arrivava in faccia, il tizio dietro di me che era altissimo, e le sue ginocchia arrivavano a metà del mio sedile (avevo un posto corridoio), il tizio accanto a me oltre il corridoio che continuava a muoversi alzarsi sedersi venendomi addosso il maggior numero di volte possibile, a parte questo il viaggio è andato benissimo. Naturalmente non ho chiuso occhio, ma d’altronde non ho bisogno di dormire, no? E in più ho anche guardato due film, una puntata di Annah Montana, due dei Simpson, una di Dottor House, tenuto d’occhio la mappa del percorso (mar Baltico, Islanda, Groenladia, west USA, Los Angeles), ascoltato un po’ di musica. E naturalmente compilato il foglietto verde: appartieni ad organizzazioni terroristiche? Organizzerai attentati? Hai malattie mentali o contagiose? AH AH AH
Arrivata a LA, mi ha accolto il tramonto più rosso che abbia mai visto, colori bellissimi tra le nuvole, sul mare, una meraviglia. I miei occhi erano altrettanto rossi, dopo 12 ore di volo :(
Una volta sbarcata, il controllo del passaporto, tanto temuto, si è rivelato abbastanza fuffa: non mi hanno chiesto il motivo del mio viaggio, né quanto mi fermassi, né se per caso avessi la brutta cattiva intenzione di lavorare. Quindi ho recuperato la mia valigia (C’ERA!! So che è merito tuo Dano, che mi hai pensata un sacco per farmi trovare la valigia una volta arrivata :)), me la sono trascinata per non so quanto, sono arrivata alla zona dove dovevo lasciarla, per farla imbarcare su quello che sarebbe stato il mio ultimo volo – non era finita infatti! Dal Gate 4, dove ero, dovevo andare al 7: mi hanno detto “Prendi il pullman, cara” Ok.
Ci ho messo un po’ per capire dove prenderlo, perché appena usciti in strada c’erano mille pensiline, tutte con scritto “Servizi di cortesia per alberghi”… E gli sfigati dove vanno?? :P Ho camminato un po’, e sono arrivata ad una fermata, da cui stava partendo un bus, e mi sono detta: Tanto non sarà quello. …mhm… Subito dopo ce n’era un altro e gli ho chiesto se andasse al Building 7 “No, dovevi prendere quello che è appena partito” Ovvio. Dopo qualche minuto passa un altro bus, stessa domanda, risposta simile “Devi prendere l’A, questo è il C”, da un autista nero IDENTICO all’autista del pullman di Speed, di mezza età, capello lungo… Devo avergli fatto pena, perché mi ha detto di salire lo stesso :)
Al Gate nuovo controllo per la sicurezza: via tutto, scarpe comprese: si vede che temono che qualcuno ci infili coltelli, alla 007. Bah. Arrivata al mio imbarco – 2 ore prima… - ho guardato i negozi e fatto il mio primo acquisto in dollari: Starbucks! Una cioccolata piccola: 3 dollari per mezzo litro di roba, non l’ho neanche finita ma era buona ;)
Finalmente sull’ultimo volo! Una figata: un aeroplanino, un Embraer 120, 30 posti, A ELICA. Siamo passati sopra LA illuminata (erano le 9 di sera ormai), bellissima: squadrata, luccicosissima, tutte strade ordinate, e soprattutto giganterrima, riempiva tutto il finestrino! That’s America baby :D
Dopo un’oretta atterro a Inyokern, posto sperdutissimo nel deserto del Mojave, aria fresca, la mia ospite e il marito che vengono a prendermi – facce amiche! Con un bel pickup gigantesco…
In 10 minuti arriviamo a casa, la prima impressione è buona: tipica casa americana, un piano, tante stanze grandi, garage, giardino davanti con alberi, giardino dietro con barbecue, c’è anche il gatto.
Le magagne iniziano subito: c’è anche un pappagallo che ogni tanto lancia degli urli veramente devastanti, se riesco ne registro uno e ve lo faccio sentire, è una cosa intollerabile; e poi ho un mio bagno, ma la porta non si chiude, la maniglia è tutta svitata; in casa ci sono credo 100 gradi, aria secca, si soffoca! Argh La mia camera è la più calda ovviamente, ma ho un frigo con l’acqua.
La mia ospite, la signora Alice Atwood, una che conosce De Luca e che era stata a Milano una settimana a luglio, mi dice subito che le dispiace tanto ma la mattina dopo dovrò alzarmi presto perché viene la donna delle pulizie, e allora già che ci siamo andiamo subito alla base per vedere se è pronto il pass e per farmi conoscere i suoi colleghi. Quindi va puntata la sveglia. ALLE SEI E MEZZA. Dice che le spiace, perché sarò stanchissima, ma purtroppo è così. Vabbè.
Vado a letto devastatissima, ma almeno il letto è grande e comodo.
Morale: la mia giornata è durata 33 ORE. Chissà cosa darebbe la Michelle per averne di giornate così lunghe!! :P
3 commenti:
Alcune note di colore:
1. da Starbucks devi prendere il Frappuccino (mi sembra si chiami così) col caramello... :PP
2. Si scrive Hannah Montanta
3. La mappa del parcorso, per me, è ipnotizzante...
4. Quando ci sono stato io negli U.s.a. il viaggio è durato di più (no.. gli aerei c'erano già, non l'ho fatta in nave..) e nonostante il mio faccino angelico ai controlli mi hanno rivoltato come un calzino, svuotandomi completamente lo zaino.
5. Straimboccallupo per la tua avventura!!
Cucu Anna!!!
Che brividi che mi son venuti a leggere del tuo viaggio...ci sono tante cose che racconti che ho vissuto pure io! A partire dal ciccione che fuoriesce dal sedile vicino al tuo fino al cibo super grasso e poi anche LA di notte. Una sera siamo andati a vedere la metheor shower su una collina vicino la città, ne ho viste tantissime, tante che non avevo più desideri da esprimere...e appena abbassavo lo sguardo vedevo LA tutta illuminata, accuratamente divisa in grossi rettangoli sbrilluccicanti. A guardare bene si vedevano pure le luci dei semafori che scattavano talvolta assieme, talvolta ognuno per conto suo.
Sei stata fortunata alla frontiera, io ci ho messo un bel po' ad ottenere il visto giusto, nonostante la lettera del prof.
Che figata!!! Un bacione di inboccallupo! Dani
Ho guardato dove si trova China Lake, sei un po' in mezzo al nulla, ma cmq in mezzo a tutto. Sei a metà fra LA e Frisco, ce la fai a trovarti un auto? Nel caso ti posso dare qualche contatto dei miei amici a LA se fai un salto là! Ciauz Dani
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