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giovedì 28 febbraio 2008

28 Febbraio 2008: Cambiamenti climatici

Ragazzi, nell'High Desert di China Lake e' arrivata l'estate!

Ma proprio nel senso che da un giorno con l'altro sono passata dal piumino alla maglietta, e se lo dico io che fa caldo vuol proprio dire che non ce la si fa... Che strano non congelare a febbraio...

Domani mattina parto per quello che sara' (stavolta davvero! =P) un weeeknd assolutamente folle, quindi preparatevi a racconti di grandi avventure, all'inizio della settimana prossima.

:D

martedì 26 febbraio 2008

22-25 Febbraio 2008: L'Oceano Pacifico

Stavolta alla famiglia Atwood si è aggiunto anche il mio amico del lab, Tom, almeno ho avuto un po’ di “compagnia giovane”,), come ha detto Mrs Atwood, almeno quando non dormiva, come in macchina, russando come una locomotiva.

Naturalmente ho guidato tutte le tre ore e mezza che sono servite per arrivare a Pismo Beach, un paesino sul Pacifico, passando per paesaggi davvero meravigliosi: colline piene di vigneti, verdi e gialle di fiori, filari di peschi e aranci in fiore, pendii lievi, molto diversi dal deserto. E ogni tanto qualche scroscio di pioggia, tanto per variare un po’ il paesaggio.
Ovviamente, Mr Atwood russava dopo 20 minuti più o meno, Mrs Atwood scuoteva la testa e Tom se la rideva abbastanza.

Arrivati a Pismo Beach, subito in spiaggia: faceva un freddo cane, vento fortissimo, pioggia, pazzi con la muta a fare surf; Tom, perennemente in infradito, camminava nell’acqua a piedi nudi, mentre io avevo due sciarpe, il piumino e i guanti… Non so chi fosse più strano tra i due!








Piano piano il vento porta via le nuvole, così il cielo si schiarisce un po’ e tra le nuvole filtra qualche raggio di sole. Nel frattempo ci allontaniamo dalla spiaggia e il vento cala: si sta meglio.
Il centro di Pismo è…beh… come quello dei paesini di mare in Italia: non c’è una mazza.

C’è giusto un negozio che vende magliette a 9 e 90, dove entriamo tanto per perdere tempo: il tizio del negozio e il suo cane (uno schnautzer?) ci accolgono a braccia aperte, si vede che non capita molta gente in zona a febbraio. Il padrone ci racconta anche di quella volta che il cane l’ha chiuso fuori dal negozio: lui era uscito senza portarsi le chiavi, e dentro era rimasto solo il cagnolino, che non si sa come ha bloccato la maniglia della porta. Per fargliela sbloccare, hanno portato davanti alla porta a vetri il gatto del vicino, e il cane ha subito aperto la porta per inseguirlo. Mhm

C’è anche una galleria d’arte, dove entriamo sempre per passare il tempo e per amore della cultura; la ragazza ci attacca un bottone infinito, mi dice che ha vissuto tre mesi a Milano e tenta di parlare in italiano; Tom la fa parlare di tutti i quadri, pur di broccolare un po’. I quadri fanno schifo.

Dopo il giro in downtown, torniamo verso la spiaggia, per andare sul lungo lungo molo, guardare giù l’oceano che schiuma, perderci un po’ nei nostri pensieri,


e poi tornare in albergo.

http://www.edgewater-inn.com/

L’albergo è proprio sulla spiaggia, molto carino: io e gli Atwoods abbiamo una specie di appartamentino, con un soggiorno con divano letto, una stanza normale, il bagno e anche una cucina, molto comodo, mentre Tom ha una stanza normale, ma carina e con vista sull’oceano.

Per cena si va da Brad’s, un posto molto famoso in città perché pare faccia il miglior Clam Chowder di Pismo, cioè una zuppa con vongole, patate, panna, latte, altre robe non specificate e un po’ di paprika. BUONISSIMA.

La fanno anche a San Francisco, verso Fisherman’s Warf, ma qui è diversa, più densa, strabuona.
http://travel.yahoo.com/p-travelguide-21226891R-brads_restaurant-i

E anche il resto è buono: fanno pesce e carne, da fish&chips agli spiedini di gamberi, dall’hamburger alla bistecca. E i prezzi sono, per noi europei, decisamente validi.
La cosa più forte è che su ogni tavolo c’è un mazzettino di carte di Trivial Pursuit, per non annoiarsi mentre si aspetta – solo pochi minuti, a dire il vero. Peccato che le domande americane siano fuori dal mio target, e quindi non abbia potuto fare la mia solita mitica figura a Trivial, anche se ho risposto a “Quale città in Austria prende il nome dalle miniere di sale che ci sono nei dintorni?” e “What a prestidigitator is?”, che per noi fan del Mago Sim-Sala-Min Silvan di Raul Cremona è facile, ma per gli americani non è banale.
Una volta tornati a casa, abbiamo giocato a poker (non credo che avessero voglia di imparare briscola…) e Tom ci ha insegnato a giocare a Poker Texas Hold’em, che non è troppo complicato: le regole sono quelle base del poker, cambia la modalità di distribuzione delle carte. Se ne danno due (una per volta) coperte a testa, poi si scommette; quindi si mette sul banco una carta coperta (buried, seppellita), che non verrà usata, e se ne scoprono 3, e si scommette di nuovo; quindi una buried, una scoperta sul banco e scommesse; infine una buried, una scoperta e scommesse. Ci ha insegnato anche Seven Card Stud, in cui non ci sono carte comuni sul banco e i 3 e i 9 sono jolly. Si danno due carte coperte a testa ma non le si guarda, poi una scoperta a testa, ma se esce un 4 se ne ha un’altra, coperta; quando tutti hanno le carte, ognuno guarda le sue coperte, e si scommette, iniziando da chi ha la carta naturale (cioè i 3 valgono 3 e i 9 valgono 9) più alta. Quindi si da un’altra carta scoperta e si scommette, un’altra scoperta e si scommette, una coperta e si scommette e infine una scoperta e si scommette per l’ultima volta. E’ divertente!
E la cosa più divertente era che Mr Atwood non capiva un accidente, e quindi dava le carte a caso, scommetteva a random… Io non osavo, ma la moglie gli rideva in faccia di continuo, cercando di spiegargli cosa doveva fare…

Sabato, Hearst Castle.

http://www.hearstcastle.com/

Mr Hearst era figlio di un ricchissimo cercatore d’argento che, arrivato in California dal Missouri insieme alla moglie di vent’anni più giovane, ha trovato fortuna e danaro, comprandosi così tutto un propmontorio nella zona di San Simeon, circa 40 miglia a nord di Pismo Beach. Il figlio, William Randall Hearst, a 10 anni ha fatto un viaggio di un anno e mezzo in Europa con mammina, e si è talmente innamorato dell’arte e della cultura del Vecchio Continente che ha voluto, una volta morto papino ed ereditati i soldi, costruire un vero e proprio castello sul promontorio, con vista sull’Oceano Pacifico. Il castello è stato costruito da un’architetta americana che aveva studiato anche all’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi, Mrs Julia Morgan, che nonostante l’educazione europea non ha potuto fare a meno di costruire un castello che da fuori sembra una chiesa, pieno di pezzi d’arte rubati (ok, comprati, ma dopo la Grande Guerra, quando tutti in Europa morivano di fame…) in Italia, Francia, Spagna, pezzi storici dell’Antica Roma e Grecia, un’americanata inguardabile da occhi europei. E gli Americani ne sono talmente fieri che ne hanno fatto un monumento nazionale, il più visitato di tutti i parchi nazionali in USA. Bah

Non c’è che dire, il castello è a suo modo meraviglioso: la piscina con colonnato originale greco,





e le statue,


i soffitti del ‘500 italiano,

le opere d’arte della scuola di Botticelli,

la sala da pranzo con i sedili alle pareti presi dal coro di una chiesa spagnola…

Tutto l’insieme era DAVVERO ridicolo. Comunque.

Arriviamo al castello la mattina, dopo 40 minuti di strada tra colline che ricordano tanto la cara Liguria, ma pioviggina e fa freddino, ma nessuno si lascia intimorire; il primo tour che abbiamo scelto di fare è quello generale, della Casa Grande

e di una delle quattro case degli ospiti,
con anche la piscina esterna greco-romana e quella interna che ricorda le terme di Pompei.


Dal centro di accoglienza dei visitatori partono gli autobus che vanno al castello e arrivano fino all’entrata principale, da cui si accede alle scalinate che portano all’abitazione vera e propria; il tour procede visitando le stanze di una delle case degli ospiti.
La cosa più interessante, infatti, è il gossip: Hearst invitava un sacco di gente del cinema a passare N mila vacanze in casa sua, perché pur essendo sposato con Mrs Milly Willson, aveva come… fidanzata… Marion Davies, un’attrice di Hollywood, di cui ha prodotto un numero imprecisato di film. La moglie, infatti, viveva a New York, quindi Mr Hearst poteva investire i soldi che aveva decuplicato grazie all’editoria in produzioni cinematografiche e feste incredibili nella sua reggia, in cui partecipavano star come Clark Gable e Carole Lombard, Charlie Chaplin e Cary Grant.
Gli ospiti del castello dovevano seguire certe regole: non mangiare al di fuori della sala da pranzo, per evitare di rovinare le opere d’arte, non ubriacarsi, non fumare e soprattutto rispettare la disposizione delle camere: uomini e donne sempre separati, perché non stava bene che persone di sesso opposto non parenti (il matrimonio non contava come vincolo di parentela per Mr Hearst…) dormissero nella stessa stanza. Quindi, una stanza per ogni persona, un bagno per ogni stanza. Certo, gli avventori potevano concedersi contravvenzioni, bastava non farsi beccare ;) E dopotutto anche Hearst aveva un’amante, quindi…
La storia di Mr Hearst è stata ripresa nel famosissimo film di Orson Welles del 1941 Quarto Potere (Citizen Kane).

Il tour del pomeriggio ci ha portati dritti dritti ai piani superiori della Casa Grande, dove c’erano le stanze private di Mr Hearst
e della sua girlfriend Marion Davies,

e alcune delle poche stanze doppie,

pensate per coppie di visitatori dello stesso sesso – e naturalmente con due bagni: un bagno per ogni persona, perché non sta bene usare in due lo stesso bagno.
E tutta la casa era piena di telefoni, acqua corrente, elettricità, quando in quel periodo, gli anni ’20 del secolo scorso, la gente davvero moriva di fame in Europa e negli USA.
Bah.

La tempesta in arrivo ci accompagna fuori dal castello, ma intrepidi andiamo verso un punto sulla costa da cui si possono osservare gli animali caratteristici della zona: gli Elephant Seal, che in italiano credo che siano i Leoni Marini, bestioni svaccati sulla spiaggia, ad accudire i piccoli nati da non molto, che tra poco riprenderanno il mare.

Infine a casa, pronti per andare a cena a San Luis Obispo, 10 miglia nord di Pismo Beach, in un ristorante italiano che ho scelto io da una brochure fornita dall’albergo: era l’unico in cui tutte le portate sul menu avevano lo spelling giusto in italiano ;D
Ed è stata una buona scelta! Il Buona Tavola di San Luis Obispo

http://www.btslo.com/

è davvero un Ristorante Italiano, nel senso che, a parte la Cesar’s Salad, tutti i piatti si potrebbero trovare in uno dei tanti ristoranti della costa ligure: pasta, pesce fresco e buono e carne.
Ho preso delle linguine con gamberi e funghi – buone come le mie! ;) – e a Mrs Atwood ho consigliato delle linguine ai frutti di mare, che davvero ricordavano quelle del buon Mario di Rapallo,

http://travel.yahoo.com/p-travelguide-2883342-trattoria_da_mario_genoa-i

con tante cozze e vongole e gamberi.
Fiera di me: l’ortografia corretta è sempre indice di qualità ;)

Domenica, Santa Barbara che è 90 miglia a sud di Pismo Beach.
Il tempo è stato un po’ più clemente: sotto una lieve pioggia ci siamo fermati poco fuori Santa Barbara, all’antica missione spagnola, di cui abbiamo fatto un bel tour, completo di chiostro e cimitero, che si è concluso col sole.





Quindi siamo andati verso downtown, attraversando la città fino al porto, dove c’è un molo enorme che si infila nell’Oceano. Sul molo ci sono ristoranti e negozi, e dal bordo si vedono le piattaforme petrolifere al largo.


Dopo pranzo siamo andati a Goleda, poco a nord di Santa Barbara, per cercare di stare un po’ in spiaggia, a guardare le onde e sentire il vento;


quindi, tornando verso Pismo Beach, ci siamo fermati alla periferia sud della cittadina, dove gli alberi di eucalipto attirano ogni anno migliaia di farfalle monarca che si riproducono lì, e che in febbraio hanno appena aperto le ali e sono pronte per partire verso il Messico, dove passano l’estate.
Cena sull’oceano, col mitico Clam Chowder e gamberi fritti, e poi dritti a casa a guardare gli Oscar… peccato che siano cominciati prestissimo, senza tante celebrazioni a causa dello sciopero degli autori che è appena finito, e che quindi prima delle 9 sia finito tutto, e tutti a nanna.
Comunque, No Country For Old Men dei Cohen ha fatto grosso bottino, ma non l’ho visto, quindi non giudico, mentre Cate Blanchett doveva assolutamente vincere come non protagonista per I’m Not There, non capisco Tilda Swinton. Vabbè.

Viaggio di ritorno lunedì mattina: nebbia sulle colline, pioggia, un po’ di sole a Ridgecrest – è il deserto, mica fuffa!

Pronti per la prossima avventura?

giovedì 21 febbraio 2008

20 Febbraio 2008: Eclisse di Luna

Fenomenale! E gli Atwood hanno anche il telescopio, quindi foto spettacolo.

VI VOGLIO BENE OMERI!