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martedì 4 marzo 2008

29 Febbraio – 03 Marzo 2008: South California Coast

Primo weekend senza interferenze da parte del lab, perché sono andata a visitare un bel po’ di posti nella parte sud della California – compreso uno sconfinamento fuori US… - con Jonathan (per chi non lo conoscesse, un mio amico del Poli, che sta facendo la tesi a Irvine con il mio stesso prof.)

Il weekend comincia venerdi. Prendo la macchina di Mrs Atwood e, fortunatamente accompagnata da La Voce Amica del navigatore satellitare (che mi fa comunque sbagliare strada un paio di volte…), mi trovo con Jonathan al South Coast Plaza, vicino a IRVINE, il più grande centro commerciale della California, così dicono.

http://www.southcoastplaza.com/

E’ davvero giganterrimo, credo più del Beverly Hills Mall, con cui ha in comune la quantità spropositata di marche ultrafiche che lo popolano. Ho anche fatto shopping: mi sono comprata un libro ;)
Finalmente sfiniti dal centro commerciale riprendiamo la macchina e andiamo verso SANTA MONICA, che è molto vicina a Irvine, peccato che siano le 5 e ci sia un traffico incredibile: la Highway sembra la tange all’ora di punta, infatti arriviamo a Santa Monica che sono ormai le 7 passate.
A Santa Monica non c’è una mazza.
Almeno in inverno: Santa Monica è famosa per la spiaggia, i vips… ma in inverno non c’è niente. Le uniche tracce di vita sono sulla Main Street, dove ci fermiamo a mangiare un panino nel posto che dice di garantire “The Damn Best Burger in LA”: Rick’s Tavern

http://losangeles.citysearch.com/profile/163663/santa_monica_ca/ricks_tavern_on_main.html

E’ un posto molto tipico, i bar americani che si vedono nei film, con il bancone e la gente che trinca birra, ma ci mettiamo in un tavolino accanto all’ingresso, abbastanza tranquillo; l’hamburger è buono, e le patatine sono spettacolari, non le solite fries ma tagliate come le Grill della San Carlo.

Sabato mattina sveglia di buon’ora, per scendere lungo tutta la costa, percorrendo l’autostrada 1,

che costeggia l’oceano, con panorami davvero bellissimi, anche se il tempo non è dei migliori: nuvole, vento freddino…
Ci fermiamo a NEWPORT BEACH, in onore del mitico telefilm OC, che però in realtà è girato a Redondo Beach, che è 40 miglia più a nord ed è molto più scenografico.


A Newport Beach infatti non c’è moltissimo, solo una marea di concessionari di supersuperlusso (Ferrari) e il lungomare, su cui sono state costruite delle casette bellissime, chiaramente tutte diverse l’una dall’altra perché tanto del piano regolatore si può anche fare a meno.



Verso le 2 arriviamo a SAN DIEGO, e ci fermiamo a pranzare in un posto consigliato dalla Guida Routard di Jonathan: il Corvette Diner

http://www.cohnrestaurants.com/cohn/cohnrestaurants/corvette.php

Posto bellissimo, coloratissimo, pieno di anticaglie anni ’50 – neon, cartelli, i costumi delle cameriere… -, compresa una corvette originale esposta all’ingresso.


Anche qui i burgers sono buoni, basta scegliere qualcosa senza troppe robe strane, e sono giganteschi, come tutto ovunque.

Dopo pranzo si va subito nel punto più panoramico della città, un parco intorno ad un vecchio faro, che è anche monumento nazionale in onore di Juan Rodriguez Cabrillo, che nel 1542 fu il primo europeo a sbarcare sulla costa ovest degli Stati Uniti.

http://www.nps.gov/cabr/

Dalla collina su cui sorgono il faro, un museo e uno dei soliti Visitors Centers pieno di souvenirs, si vede tutta San Diego, con la baia, il porto e downtown.





Dopo il faro, scendiamo verso downtown San Diego, per vedere da vicino i grattacieli e soprattutto il Gas Lamp Quarter, un posto molto caratteristico illuminato solo da autentici vecchi lampioni a gas, pieno di ristorantini e locali carini.






Non sapendo dove andare per cena, cerchiamo sul fedele computer connesso alla wireless dell’albergo un posto che faccia Clam Chowder, perché è la mia nuova droga (non so se ha già battuto il sushi…) e perché Jonathan non l’ha mai provato.
Finiamo al Blue Water Seafood Market&Grill,

http://www.sandiegoreader.com/places/blue-water-seafood-market-and-grill/

poco fuori downtown, che in pratica è una pescheria che non solo vende ma cucina anche. E il pesce è fantastico: abbiamo preso una tazza di Clam Chowder, un po’ troppo speziata per i miei gusti =P ma si sentivano le vongole, ed era bella densa e corposa. Buona. Poi ci siamo divisi un panino con salmone, in pratica pane tostato con un filetto di salmone fatto alla piastra (freschissimo, devastante), con avocado e insalata; lo stesso panino si può avere con pesce spada, tonno fresco, halibut: un altro buon motivo per fare un giro a San Diego.

Domenica mattina sveglia ancora più di buon’ora, alle 7.30 siamo già in strada: non c’è un’anima, davvero!
Andiamo a prendere il tram alla fermata sulla Fifth Avenue, non prima di aver fatto colazione comprando cioccolata, caffè e ciambelle (quelle normali, non al cioccolato e non glassate non sono così male) da 7 – Eleven, l’unica cosa aperta a quell’ora, visto che l’unico Starbucks in zona è chiuso la domenica.
Il tram ci porta dritti dritti al capolinea, dove basta attraversare il confine di Stato (uscire dagli USA è facile) per trovarsi a TIJUANA, MEXICO. Olé.



Tom mi aveva avvisata che Tijuana è un posto strano, mi ha raccontato un sacco di strane brutte storie al riguardo.

L’angolo delle strane brutte storie 1: Una volta il buon Tom era a Tijuana a bere birra con gli amici in un bar, quando ha visto entrare un ragazzo piccolino e magrolino accompagnato da due fanciulle moooolto giovani. Alla prima occhiata che Tom lancia alla compagnia, i tre stanno bevendo allegramente e godendosi la vita.
Alla seconda occhiata, i tre sono circondati da 5-6 energumeni messicani.
Alla terza occhiata il ragazzo è pallido come un fantasma, e le due ragazze sono sparite.

L’angolo delle strane brutte storie 2: Tom ha uno zio un po’ strano, che una volta, da giovane, si è trovato nella strana brutta situazione di dover fare l’autostop con la sua ragazza nei pressi di Tijuana. Pare che siano stati caricati da un camion di contadini messicani, che hanno ben provveduto a far loro la festa; naturalmente il trattamento peggiore l’ha subito la ragazza, mentre lo zio di Tom è stato solo picchiato…

L’angolo delle strane brutte storie 3: La morale di Tom è “A Tijuana dì al tuo amico di non perderti d’occhio neanche per un istante”. Jonathan commenta: “Altrimenti a tua mamma cosa dico, che ti hanno rapita gli alieni?!?”

A Tijuana alle 9 di mattina non ci sono turisti, solo tre nippo e noi due. TUTTI gli altri sono messicani, la maggior parte dei quali a dire il vero vuole solo cercare di convincerci ad entrare nei loro negozi – per poi lasciarci uscire? – offrendoci anche Tequila a gratis. Si vede qualche brutta faccia in giro, ma anche tantissimi poliziotti, quindi vagamente rincuorati ci concediamo ben un’ora in terra messicana, per poi tornare indietro il più velocemente possibile verso gli amichevoli US. Chiaramente entrare negli Stati Uniti non è facile come uscire: facciamo circa mezz’ora di coda alla frontiera pedonale, tutta piena di messicani in uscita. Il doganiere non si capacita di come sia possibile che io abiti a Ridgecrest e Jonathan a Irvine (160 miglia di distanza). Io gli dico: “Non abitiamo insieme”, lui sorride e annuisce, e ci lascia passare.

Di corsa (letteralmente) all’albergo a recuperare la macchina

per andare al Mitico Insuperabile Zoo Di San Diego, l’attrazione più famosa della città, quella per cui tutti ti chiedono “Cos’hai visto a San Diego, a parte lo zoo?”.

E’ davvero gigantesco, incredibile, e noi abbiamo solo 4 ore di tempo per visitarlo, perché arriviamo alle 12 e alle 16 chiude. La soluzione è una sola: CORRERE. E davvero corriamo da una gabbia all’altra, da una vasca all’altra, da una voliera a un terrario.



























































Babba bia.
E il tutto senza pranzare, per mancanza di tempo.
Ma naturalmente ce la facciamo, pranziamo alle 16.30 con chicken&chips e riprendiamo la strada di Irvine. Guida Jonathan, io non sono in grado, provata dalla corsa continua e dalle 500 foto che ho scattato in 4 ore – sono tante!

La Voce Amica mi riporta a casa in qualche modo, la mattina dopo: visto che la strada naturale da Irvine prevede dei tratti a pagamento (le autostrade sono gratis, altrimenti), io vado completamente a caso per un primo pezzo, cercando di convincere La Voce Amica a farmi fare un’altra strada. Ovviamente inutile, lei si arrabbia e basta.
Allora le dico di andare al South Coast Plaza, e da lì poi riesco a tornare a Ridgecrest senza pagare pedaggi. Il tutto in tre ore e dieci, devastante.

Tabella di marcia rispettata alla perfezione, solo due feriti ;)

1 commento:

Unknown ha detto...

Annina bella tutto bene che non scrivi più??????