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mercoledì 26 marzo 2008

21-24 Marzo 2008: New York!

Per il weekend di Pasqua ho scelto la meta più succulenta, soprattutto per passare una Happy Easter con la mia cara cara amica Roberta, che sta facendo uno stage alle Nazioni Unite e che quindi mi ha ospitata per questi tre giorni.

Il viaggio è iniziato nel migliore dei modi: ho preso la macchina di Mrs Atwood e ho guidato senza intoppi e senza traffico fino all’aeroporto di Ontario, uno dei tanti che servono Los Angeles, dove sono arrivata verso le 7 pm. Dovevo prendere, in una combinazione di voli folle ma economica, un aereo da Ontario a Las Vegas, da qui a Washington e infine a New York.
Faccio il mio bel check in, aspetto l’imbarco alle 9.30 pm, salgo sull’aereo, metto la borsa nello scomparto sopra ai sedili, mi siedo.
Arriva l’hostess che, con un bel sorriso, mi dice che il mio volo da Vegas a Washington è stato appena cancellato, e che quindi dovevo scendere dall’aereo perché le hostess di terra potessero trovarmi qualcos’altro, senza andare fino a Las Vegas.

Evvai.

Mestamente, sono scesa.
Uno stewart mi ha trovato un volo meraviglioso, per Newark, NJ, attraverso Phoenix, AZ. Era il primo volo libero!

Alle 6.25 della mattina dopo.

Vabbè, se non c’è nient’altro. Ma che si fa per 8 ore?
Ho chiesto se la compagnia aerea (US Airlines) mi avrebbe rimborsato un albergo, visto che era colpa loro, ma mi hanno risposto, sempre con un bel sorriso, che insomma non ero rimasta bloccata in una città “di connessione”, ma ero “a casa”, quindi potevo tornare a casa, e insomma arrangiarmi.
Cioè o spendere 70 USD per un motel, o guidare 2 ore, andare a dormire verso l’1, alzarmi alle 3 per essere all’aeroporto alle 5 e prendere il mio dannato aereo.
Cettto.
Ma si trova sempre una soluzione: più o meno disperata, ho chiamato Jonathan, che abita a Irvine, a 30 minuti dall’aeroporto, e gli ho chiesto se mi ospitava. Menomale che non aveva altri programmi per la serata, così almeno ho dormito quasi 5 ore, dovendo comunque alzarmi verso le 4.30.

Di nuovo all’aeroporto, stavolta salgo, volo, arrivo a Phoenix. Il secondo volo era alle 9.25.
Per farla breve: siamo partiti alle 13.20, perché:
- prima c’era un altro aereo rotto al gate,
- poi c’era vento a New York e quindi non si poteva partire,
- poi c’era troppo traffico aereo a New York, e quindi hanno ritardato tutti i voli.
Risultato: sono arrivata a New York alle 9 pm, con 12 ore di ritardo sulla tabella di marcia, e a casa di Roberta verso le 11 pm. Che devasto!

Dopo qualche ora di sonno post chiacchiere chilometriche e pizzona messicana mangiata sul letto, come nei film, per aggiornarsi sulle rispettive vite (non ci vedevamo da giugno!), Roberta e io ci alziamo verso le 8, io per andare in giro per Musei, lei per lavorare alla sua tesi.


Museo di Storia Naturale:Da casa di Roberta (due isolati da Central park, nell’Upper West Side) ci si arriva in 3 minuti…
Beh bello, c’è anche il planetario, dove hanno proiettato una specie di filmato sui meteoriti, belle immagini. E lo scheletro di t-rex…viene voglia di tirargli un osso e vedere se lo riporta! ;)






Guggenheim Museum:


Ci sono arrivata attraversando Central Park, che è proprio bello:




A me l’arte contemporanea proprio non piace, ma volevo andarci per vederne l’architettura; peccato che fosse impacchettato, quindi non si vedeva un tubo. Allora sono entrata, perché nella torre piccola ci sono gli impressionisti; peccato che fosse chiusa.
Morale: bah, nella torre grande c’erano 4 installazioni che mi sono sembrate una più inutile dell’altra: una con delle automobili appese e trafitte da neon, una con delle tigri trafitte da frecce, una con dei lupi che correvano e si schiantavano contro ad un vetro, una con delle figure umane.
In 20 minuti ero fuori.

Metropolitan Museum:




(Modigliani)
(Canova)





(Van Gogh)


(Monet)


(Manet)

Finiti i tre musei del giorno, tutti condensati perché grazie alla US Airwais ho perso una giornata intera, riattraverso Central Park praticamente al tramonto, tutto pieno di scoiattoli,

e arrivo al Così Cafe, dove avevo appuntamento con Roberta

http://www.getcosi.com/

che ha la wireless gratis e infatti è pieno di gente computerizzata.
E in più si magia benissimo, i panini sono sani e buoni, e le zuppe (non solo Clam Chowder, ma anche la zuppa di pomodoro e basilico) sono fenomenali.
Dopo cena, andiamo a casa di un collega francese di Roberta, con cui passiamo una serata a parlare un po’ in inglese e un po’ in francese e un po’ in italiano e un po’ in spagnolo con anche la sua coinquilina ecuadoregna, mangiando brie, bevendo vino rosso californiano e ascoltando musica sudamericana.
Molto internazionale.

La mattina dopo, Pasqua, sveglia presto, e con la metro andiamo a Times Square,


camminiamo verso ovest fino al Pier (Molo) 83 dove ci mangiamo un hot dog per colazione (… sic…) alle 10, e saliamo su una barca che ci porta in giro tutto intorno a Manhattan, dalla parte del West Side nell’Hudson,


fino a Lady Liberty



ed Ellis Island
e poi su per l’East River




con il Ponte di Brooklyn,

fino al Palazzo di Vetro dell’ONU.
La guida, sulla barca, ci indica anche il posto dove c’erano le torri gemelle (una dietro all’edificio basso che fuma, l’altra dietro all’altro edificio basso, in vetro),


e per stare in tema commozione decidiamo di andare a Ground Zero, a vedere cose ne è rimasto.

Non è rimasto nulla, solo una voragine enorme

dove stanno costruendo un memoriale e un cartellone enorme con i nomi di tutti i morti, sovrastato da una bandiera e accompagnato da fotografie.


Dopo 5 minuti scappiamo via: troppo emozionante.
E’ arrivato il momento di salire sull’Empire State Building,
dal cui 86esimo piano si domina la città, in un giorno di sole come quello.


Il giorno dopo è già ora di partire, così accompagno Roberta al lavoro


e mestamente, con la mia borsa diciamo abbastanza pesante, mi trascino lungo la 5th Avenue,
piena di negozi fichissimi, fino al MoMA, Museo d’Arte Moderna.
E’ molto grande, 6 piani di roba variegatissima, ma mi soffermo sul quinto

(arte moderna, meravigliosi Van Gogh e Futuristi – compresa nel prezzo: estasi mistica davanti ad un Boccioni)




e su Pollok
al quarto,
(Johns)


(Fontana)(Warhol)




poi sono scesa ad aspettare lo shuttle di

http://www.supershuttle.com/

che avevo prenotato e già pagato su internet. Non si sa bene come, non si sono presentati, e anzi mi hanno chiamata per dire che loro sono passati e io non c’ero.
Insomma mi è toccato prendere un taxi, che mi ha portato a La Guardia per 36 USD… Ovviamente ho già scritto una mail agli amici shuttle per protestare e farmi ridare i miei soldi.
Dopo il check in c’è il controllo dei bagagli, e lì una guardia nera enorme mi guarda il biglietto, mi chiede se sto viaggiando da sola, mi fa un bel sorriso e mi dice:
“Sei appena stata selezionata per un’ispezione completa, segui il mio collega”

D’OH!

Dopo la cancellazione, il ritarderrimo e il bidone, non poteva certo mancare una bella perquisa!
Almeno non avevo il pc, visto che dicono che te lo possono anche sequestrare e cose simili.
Vabbè, quindi mi hanno aperto la borsa e il borsone da viaggio, passandoci dentro un fazzoletto imbevuto di non so cosa per vedere se trasportavo robe strane, mi hanno perquisita “allarga braccia e gambe”, emozionante, e lasciata andare – menomale! =P
I voli (NY – Atlanta, Atlanta - Ontario) stavolta sono andati bene e arrivati in orario, e dopo anche un bel paio d’ore di macchina sono arrivata a casina a Ridgecrest, collassando sul letto per il devasto completo.

New York è una città davvero bellissima, camminando per le strade se ne respira l’atmosfera, si capisce perché sia la città più famosa del mondo. E poi i taxi: ce ne sono più qui che in tutto il resto del mondo, e ovviamente sono tutti Ford, perché gli Americani sono patriottici fino al midollo. La metropolitana, poi, è un sogno: aperta 24 ore al giorno (proprio come Milano…), sempre sicura anche per una ragazza sola (Roberta ci torna a casa anche quando esce alla sera e fa tardi, mai avuto problemi), enorme, con tempi d’attesa ragionevoli anche il giorno di Pasqua, che è festività doppia.
Tutta Manhattan è formata da grattacieli, alcuni dell’inizio del secolo scorso e altri molto moderni, ed è così bello camminare per le strade con la faccia in su, e poi trovarsi davanti ad St. Patrick
o St. Thomas,
molto europee e piccole. Come tutti gli Stati Uniti, New York è insomma una città piena di contraddizioni, ma veramente affascinante.

1 commento:

Unknown ha detto...

grazie cucciola!Arrivata una cartolina bellissima!GRAZIE!!E ciao a Roberta!che donna meravigliosa, sempre in giro per il mondo!